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Appendice 3 Il ruolo dell'informatica

3.1 L'informatica come strumento per abbattere tempi e costi
3.2 L'informatica nel calcolo e nella rappresentazione
3.3 L'informatica nella partecipazione
3.4 Un progetto di informatizzazione dell'intero processo di VIA

3.1 L'informatica come strumento per abbattere tempi e costi

La VIA si pone come strumento di esame dei processi decisionali in ambito pubblico. Per questo richiede che tutti i soggetti interessati possano o debbano partecipare alla formazione delle decisioni. L'uso dell'informatica può costituire un formidabile strumento di partecipazione e quindi di corretto utilizzo della VIA nei processi decisionali. Inoltre, dal momento che i problemi di VIA si presentano con caratteristiche particolari (trattamento e integrazione dei dati, questioni di interdisciplinarietà, limitazione degli aspetti di "routine", necessità di descrivere obiettivi, vincoli, criteri di ordinamento del processo decisionale, ecc.), il servizio VIA si pone come un utente ideale per un Sistema Informativo Territoriale (SIT). Vedremo anche come gli aspetti informatici di uno studio di VIA costringano a realizzare alcune utili schematizzazioni del processo decisionale.

Le "doti" dell'informatica che possono interessare in una VIA sono certamente le seguenti:

Normalmente un intervento oggetto di VIA ha una vita media di alcune decine di anni, la redazione di uno Studio di Impatto Ambientale richiede un tempo variabile tra i 6 e i 18 mesi, il costo di un SIA risulta compreso tra lo 0.5 e l'1 % del costo dell'opera. Si vede quindi che l'intervento economico e lo sforzo necessario per una VIA non sono piccola cosa anche rispetto alla portata delle decisioni che ne scaturiscono.

Ma qual è la realtà italiana? Da noi molto, se non tutto, è ancora da fare. I dati necessari per fare SIA sono dispersi all'interno di sistemi informativi operanti su realtà territoriali differenti (Comuni, Regioni, Ministeri), con competenze diverse e spesso in conflitto, con suddivisioni disciplinari spesso non comunicanti. Inoltre la normativa nazionale e regionale è ancora in via di definizione, il che comporta incertezze e conflitti di competenze.

Il nostro scopo, però, non è di segnalare le difficoltà e le inefficienze, bensì di mettere a fuoco il modo in cui dovrebbe operare uno strumento informatico nel settore della VIA: dovrebbe trattarsi di un servizio in grado di fornire le informazioni di base e gli strumenti operativi, facendo tutto ciò con tempi e costi bassi.

Quanto alle informazioni ritenute di base, settore per settore, esse fanno riferimento ad una suddivisione disciplinare ormai ampiamente diffusa (anche se spesso ridiscussa) negli studi di VIA: giova qui ricordare che, a causa dell'interdisciplinarietà della materia, le interfacce tra i settori sono assai numerose e ricche.

Più problematico appare invece (allo stato attuale) il collegamento con il SIT, o meglio con i vari SIT esistenti; oltre che per la varietà e per la suddivisione dei punti di accesso all'informazione, anche (o soprattutto) per il fatto che uno studio di VIA richiede, oltre a una serie di dati direttamente disponibili in un SIT (informazioni "elementari"), anche dati che devono essere calcolati di volta in volta (informazioni "derivate"), combinando opportunamente valori numerici, cartografia, output di simulazione, analisi qualitative: esempi di ciò sono le informazioni sulla qualità dei terreni, le mappe di rischio, le stime dell'impatto visivo, ecc.

In questi casi non conta tanto la disponibilità e la facilità di accesso all'informazione, quanto piuttosto la possibilità di realizzare facilmente i differenti modi per ottenere l'informazione derivata a partire dalle informazioni elementari.

Inoltre non sempre si ha a che fare con informazioni di tipo numerico, o comunque intrinsecamente quantitative: assai spesso è necessario accedere a leggi, norme tecniche, tabelle di standard ambientali, descrizione di piani e di progetti, in una parola a dati di tipo testuale. Ciò pone alcuni problemi, i cui principali sembrano essere i due seguenti.

Il primo concerne la ricerca delle informazioni principali all'interno di un testo. A volte questo aspetto viene risolto definendo delle parole-chiave, altre volte fornendo l'intero testo e lasciandone l'interpretazione all'utente, altre volte ancora usando sistemi misti che effettuano la ricerca tramite parole-chiave ma presentano poi per esteso una porzione limitata di testo. E' comunque, questa, una fase in cui l'uso di strumenti software come i sistemi esperti o gli ipertesti può rivelarsi preziosa.

Il secondo problema importante è quello della connessione tra le informazioni, cioè dei rimandi e dei collegamenti tra le varie parti di un testo (o tra testo e informazioni numeriche). Anche in questo caso esistono varie possibilità: che sia l'utente stesso a creare le connessioni, che sia il programma che le fornisce, che sia possibile una "navigazione" guidata (ma non automatica) tra le informazioni stesse. In ogni caso, l'uso di strumenti software come quelli sopra indicati (soprattutto gli ipertesti) appare sempre più utile e diffuso.

Uno studio è tanto più consistente e significativo quanto maggiore è l'insieme dei modelli di settore da cui chi lo realizza ha tratto le informazioni (o avrebbe potuto farlo). Utilizziamo qui il termine "modello" in senso assolutamente generale, intendendo con ciò sia il modello mentale dell'esperto (basato sull'esperienza), sia quello grafico espresso dal cartografo (basato su valori di soglia e regole di composizione), sia quello numerico realizzato al calcolatore (è il modello matematico di simulazione), sia infine opportuni "mix" di tutti questi strumenti.

Ma allora, a fianco della (o delle) banca dati o del SIT di cui abbiamo parlato nel paragrafo precedente, è opportuno prevedere anche la creazione di una banca modelli, con lo scopo di fornire a chi realizza o a chi controlla uno studio di VIA gli strumenti riconoscibili e concordati che consentono di stimare gli impatti nei vari settori.

In questa sede non si ritiene possibile fornire una rassegna ricca e soddisfacente dei modelli ritenuti importanti nei vari settori, per almeno tre motivi. Il primo è che l'uso dei modelli (soprattutto di quelli matematici) è operazione abbastanza lunga, complessa e "tecnica", e quindi non è ancora entrata nel patrimonio consueto degli studi di VIA. Il secondo è che, normalmente, non esiste un solo modello significativo per ogni settore, ma bensì molti, ciascuno con una propria affidabilità e proprie condizioni di funzionamento, il che non consente di fornire suggerimenti univoci. Il terzo motivo è che la produzione di modelli ha una sua dinamica molto veloce: un censimento è quindi difficile e in qualche modo obsoleto sul nascere.

Il problema viene affrontato per approssimazioni successive, definendo uno schema generale secondo cui operare una schedatura dei modelli: lo schema è riportato nell'Appendice 4.

La scheda è divisa in varie parti, non tutte significative per tutti i modelli. In particolare, alcune parti sono legate agli aspetti informatici e quindi si riferiscono a una eventuale realizzazione via software del modello, il che non è sempre possibile o utile.

E' prevedibile che le schede contenute nella banca modelli aumentino in futuro e che l'affidabilità delle informazioni cresca contemporaneamente al maggior impiego dei modelli negli studi di VIA. Ovviamente, ciò pone un problema di aggiornamento delle informazioni e di valutazione della loro affidabilità.

Perché usare il calcolatore nel realizzare un servizio VIA regionale? Oltre alle risposte classiche sull'effetto pervasivo e sulle comodità dello strumento informatico, ce ne sono almeno due che possiamo considerare specifiche degli studi di VIA.

La prima è che il calcolatore nella VIA diventa uno strumento di coordinamento e di standardizzazione di tutta la procedura: i dati debbono avere un certo formato, le operazioni sono possibili solo se definite (e quindi documentate) in precedenza, ecc.

La seconda ragione è che, in uno studio di VIA, ci sono operazioni importanti che devono essere ripetute e per le quali è quindi significativo predisporre un qualche algoritmo: ciò è legato sia agli aspetti territoriali (per esempio, tutte le maglie in cui spesso è suddiviso il territorio hanno le stesse modalità di trattamento), sia gli aspetti numerici (esistono operazioni come il calcolo del valore medio o del valore peggiore o della somma pesata che vengono ripetute in momenti diversi di una VIA), sia gli aspetti decisionali (è spesso utile ricalcolare le prestazioni delle varie alternative modificando i pesi attribuiti ai diversi settori e indicatori).

In conclusione, una notevole parte dell'efficacia di una VIA sta nella tempestività con cui vengono fornite le risposte che i vari soggetti interessati al processo decisionale richiedono; ciò è possibile solo ripetendo le varie fasi del processo tutte le volte che è necessario, il che richiede appunto una standardizzazione delle procedure e la possibilità di ripercorrerle in fretta.

3.2 L'informatica nel calcolo e nella rappresentazione

I problemi ambientali e territoriali (e la VIA ne è una sintesi) trattano grandi masse di dati (alcuni esempi sono le serie storiche di piogge/portate/livelli, tipiche del settore delle risorse idriche; i dati di popolazione divisa per classi di età/occupazione/reddito, tipiche dei modelli demografici; le matrici origine-destinazione, tipiche dei modelli di distribuzione del traffico su una rete, e molti altri). In presenza di grandi masse di dati è necessario disporre di una organizzazione efficiente almeno rispetto alla loro archiviazione (e la successiva messa a disposizione) e al loro trattamento.

Sul problema dell'archiviazione/messa a disposizione, che è fondamentale per l'organizzazione di un SIT e quindi anche di un sistema informativo dedicato come quello della VIA, basti sottolineare che una caratteristica della VIA è quella di richiedere dati "geo-referenziati", il che significa che i dati numerici (siano essi informazioni elementari o derivate) vanno collegati ad un sistema di riferimento territoriale di maglie, nodi, linee: esiste quindi un problema di scelta delle scale preferenziali e dei dati da rendere disponibili a ciascuna scala.

L'altro problema, quello del trattamento, è forse più importante. Le più tipiche metodologie utilizzate a questo scopo sono quelle della statistica, della teoria dei sistemi dinamici e dell'ottimizzazione.

Il trattamento statistico dei dati nello spazio e nel tempo comporta l'uso di serie storiche o di distribuzioni territoriali, su cui operare con processi di stima dei parametri, al fine di ottenere una previsione sull'andamento di alcune grandezze. La previsione è essenzialmente ottenibile in due modi.

Il primo è un modo diretto, basato su una estrapolazione dei dati disponibili (un tipico esempio è quello delle previsioni sull'andamento del turismo - la popolazione non residente - in un'area, ottenute sulla base dei valori negli anni precedenti, opportunamente corretti per tener conto delle modifiche intervenute).

Il secondo è un modo indiretto, che utilizza modelli di "generazione" per prevedere l'andamento di una grandezza (la variabile dipendente) in base agli andamenti di un insieme di altre grandezze (le variabili indipendenti) che si è in grado di prevedere. La legge che collega la variabile dipendente con le altre presenta al suo interno alcuni parametri il cui valore "corretto" (la cosiddetta "taratura") è ottenuto elaborando i dati di situazioni analoghe o della stessa situazione in un periodo differente da quello in esame (un tipico esempio di questo modo di procedere si ha nei modelli per la generazione dei viaggi in un sistema di trasporto).

Esistono ovviamente anche casi misti e varianti dei modelli illustrati: in tutti questi casi, comunque, le leggi della statistica (analisi di regressione, regole di inferenze, test di ipotesi, ecc.) hanno un ruolo fondamentale.

In molti casi la stima degli impatti è di per sé un problema deterministico che consiste nell'osservare l'andamento nel tempo di una grandezza per poi calcolarne un particolare valore (l'integrale, il valore medio, il valore minimo o massimo, ecc.). In tutti questi casi è necessario costruire un modello matematico e successivamente un programma di calcolo basato su equazioni differenziali e in generale sull'uso di un opportuno apparato matematico che consenta di descrivere la dinamica del sistema in esame.

Negli studi di VIA alcuni settori hanno questo tipo di esigenza (si tratta soprattutto di quelli più tipicamente ambientali, quali il settore idrico, quello atmosferico, quello del rumore, e tutti quelli in cui è necessario esaminare fenomeni di diffusione, con una dinamica significativa). Altri settori, invece, hanno una evoluzione sostanzialmente "lenta", per la quale è sufficiente realizzare dei modelli - più facili - di "statica comparata", cioè dei modelli nei quali vengono confrontate le condizioni di funzionamento del sistema in (pochi) momenti particolari (settori di questo tipo sono tutti quelli più tipicamente territoriali come il turismo, il sistema socio-economico, il paesaggio e in generale tutti quelli in cui si esamina il sistema solo "prima" e "dopo" il progetto).

Anche in questo caso la divisione non è rigida: in molte occasioni è necessario utilizzare in modo integrato differenti leggi della teoria dei sistemi dinamici, avendo a che fare con sottosistemi che hanno dinamiche differenti.

Gli aspetti più propriamente territoriali, ma non solo quelli, di un problema di VIA richiedono spesso la determinazione della "migliore soluzione" tra quelle di un certo insieme.

Esempi di questo tipo si hanno nei problemi di trasporto (la valutazione di un'alternativa di percorso richiede di stimare gli impatti legati al traffico deviato e questi, a loro volta, richiedono la risoluzione di un certo numero di problemi di percorso ottimo in una rete), in quelli di paesaggio (la selezione di punti o di tracciati richiede la stima degli impatti visivi e questi, a loro volta, richiedono la risoluzione di un certo numero di problemi di ottimizzazione nel campo della geometria computazionale) e in molti altri ancora.

Si tratta quindi di situazioni dove si devono determinare le alternative sulle quali ragionare successivamente. Dal punto di vista della programmazione matematica, si tratta di determinare le "soluzioni ammissibili", o un sottoinsieme di esse che goda di alcune particolari caratteristiche: è questo un primo tipo di utilizzo delle tecniche dell'ottimizzazione.

Una seconda possibilità di utilizzo, più propriamente legata alla decisione, riguarda la fase in cui si deve scegliere, confrontando tra loro le alternative rispetto a vari criteri espressi tramite indicatori per mezzo dell'analisi a molti attributi. Questo aspetto è già stato trattato quando si è parlato delle metodologie per la fase di valutazione.

La rappresentazione "efficace" di un dato ne aumenta il potenziale informativo? Il problema della rappresentazione visiva delle informazioni non è solo una questione che interessa i produttori di videogiochi: esistono articoli e libri che si occupano dell'argomento con specifico riferimento al settore scientifico. Per vedere in che misura ciò è utile in uno studio di VIA distinguiamo tra rappresentazione e documentazione, aspetti entrambi importanti, anche se in modo diverso, nel trattamento delle informazioni.

Esaminiamo il primo aspetto.

E' a tutti noto che un computer dotato di schermo grafico ha la possibilità di disegnare figure, colorando in modo diverso i "pixel" dello schermo, cioè l'insieme dei punti che lo compongono. E' pure noto il fatto che esistono ormai in commercio pacchetti grafici di uso abbastanza semplice che consentono di creare immagini o di "catturarle" da altri programmi utilizzando alcune funzioni grafiche standard o disegnando liberamente.

La rappresentazione grafica nella VIA appare utile principalmente come aiuto a leggere dati e risultati in modo sintetico e come opportunità da utilizzare per superare il divario tra i tecnici che hanno prodotto lo studio e i soggetti interessati alla decisione

Quale grafica usare dunque e soprattutto quando conviene usarla in uno studio di VIA?

Un primo tipo di rappresentazione è quella cartografica. La necessità di dati geo-referenziati impone spesso il disegno di mappe e questa operazione raramente può essere fatta "artigianalmente" all'interno di un programma: molto più facile è predisporre il programma per un interfacciamento con le rappresentazioni cartografiche del SIT che si sta utilizzando (la Regione Lombardia, per esempio, sta realizzando la digitalizzazione delle sue carte alla scala 1:10.000 mediante il "package" ARC-INFO).

Un secondo tipo di rappresentazione è quella delle reti: di trasporto, di distribuzione dei servizi, di approvvigionamento delle risorse, di relazione e così via. Questa rappresentazione può essere ottenuta più facilmente all'interno di un programma mediante il disegno di un grafo (nodi e archi) eventualmente orientato. In questo caso le informazioni significative compaiono normalmente sui nodi e/o sugli archi attraverso valori numerici e loro visualizzazioni (barre, torte, ecc.).

Un terzo caso è quello della colorazione di aree. Ciò corrisponde alle situazioni, numerosissime, in cui si vogliono rappresentare porzioni di territorio con classi di prestazioni diverse rispetto a rischio, qualità, congestione, rumore e via dicendo. Anche questo tipo di rappresentazione è relativamente facile da realizzare direttamente all'interno di un programma di analisi territoriale.

Vi è infine un ultimo tipo di rappresentazione, la più generale per quanto riguarda l'utilizzo, diagrammi, grafici, barre, torte e così via, che sono normalmente ottenuti utilizzando pacchetti grafici standard. Di questa non ci occupiamo se non per dire che essa è, tra le altre cose, utilizzabile per rappresentare le scale convenzionali nella fase di valutazione.

Un caso molto particolare si ha per il settore dell'impatto visivo: qui il problema non è solo rappresentare dati e risultati, ma soprattutto utilizzare la grafica per compiere esperimenti al fine di valutare gli impatti di localizzazioni e tracciati, quindi per simulare gli effetti delle alternative di progetto. L'argomento è, in estrema sintesi, legato al calcolo di coefficienti di visibilità (stime quantitative) ma anche alla possibilità di supportare graficamente gli esperti di paesaggio nei loro giudizi (stime qualitative).

Quanto alla documentazione, infine, un aspetto importante della VIA consiste nella distinzione tra informazioni elementari direttamente misurabili (come, ad esempio, il numero di auto/ora su un arco, oppure la composizione geologica di un terreno) e informazioni derivate che si ottengono da una manipolazione dei dati (come il rischio idrogeologico oppure la qualità di un terreno). L'importanza delle informazioni derivate è spesso preponderante rispetto ai dati direttamente ottenibili da un SIT, così come importanti sono le stime qualitative, informazioni, a loro volta, derivate dall'esperienza e/o da modelli non formalizzati dagli esperti di settore.

Entrambi questi tipi di informazioni, anche se in misura diversa, hanno bisogno di una documentazione aggiuntiva che indichi come sono state ottenute: può trattarsi di regole di trattamento di dati elementari, di modelli matematici che hanno prodotto una simulazione al calcolatore, di motivazioni fornite da un esperto, di pure e semplici definizioni di una scala convenzionale di impatto da parte di chi ha prodotto lo studio.

In tutti questi casi sarebbe auspicabile che in corrispondenza dell'informazione fosse definita (e visualizzata) una "finestra" che contiene le precisazioni (in linguaggio alfabetico, numerico, grafico, ecc.) sulle modalità di ottenimento dell'informazione. Tutto questo può essere ottenuto ormai abbastanza facilmente, attraverso i vari package che gestiscono basi-dati, fogli elettronici, sistemi di scrittura e di grafica.

In particolare, la creazione delle matrice di valutazione prevede alcune tipiche procedure di manipolazione dei dati (aggregazioni, cambiamenti di scala, trattamento di stime qualitative mediante la definizione di "vocabolari" di corrispondenza, ecc.) che dovrebbero essere quanto più possibile documentate, ai fini della trasparenza dell'intero processo.

3.3 L'informatica nella partecipazione

A tutt'oggi la situazione normale è che gli studi di VIA sono assai poco trasparenti, anche se spesso riccamente documentati. Il fatto è che la documentazione (o almeno un certo tipo di documentazione) non implica facilità di accesso all'informazione, né trasparenza del processo decisionale.

Secondo una ragionevole definizione, un processo è trasparente se ogni informazione che si usa e ogni operazione che si fa è documentata e la documentazione è realmente accessibile, e se si può identificare la sequenza di passi logici e di momenti di scelta che hanno portato alla decisione finale.

La prima caratteristica implica la necessità di fornire la fonte delle informazioni (dato elementare, informazione derivata, stima qualitativa, output di una simulazione, ecc.) nonché le caratteristiche delle operazioni fatte (aggregazioni, trasformazioni da stime qualitative in valori numerici, cambiamenti di scala, passaggi da indicatori a misure di utilità, ecc.). La seconda caratteristica comporta che ciò avvenga all'interno di uno schema riconoscibile (per esempio attraverso delle "schede" che in qualche modo costringano a rispettare uno schema predisposto, ma questo ovviamente dipende dalla bontà dello schema stesso).

Tutto ciò potrebbe naturalmente essere fatto "con carta e matita". Difficilmente però il risultato sarebbe considerato soddisfacente, per problemi di uniformità, trasportabilità, ecc. E' quindi del tutto ragionevole impostare e realizzare un lavoro di questo genere su calcolatore, predisponendo schede tecniche, matrici di analisi, vettori di pesi, tabelle di conversione e così via, mediante opportuni software dedicati. Alcuni esempi sono riportati nelle Tabelle 1 e 2.

Tabella 1

Un esempio di matrice di valutazione

Tabella 2

Un esempio di tabella di conversione

nome del progetto: ESEMPIO

vengono mostrati i seguenti vocabolari: Economia Ecosiste Inquinam Paesaggi Traffico

vocabolario: Economia

simbolo numero

abbastanza .3

moltissimo 1

molto .6

poco .1

vocabolario: Ecosiste

simbolo numero

Gr-Ir-Lc 75

Gr-Ir-St 100

Gr-Rv-Lc 15

Gr-Rv-St 40

Lv-Ir-Lc 60

Lv-Rv-Lc 10

Lv-Rv-St 25

vocabolario: Inquinam

simbolo numero

abbastanza 0.3

moltissimo 1.0

molto 0.6

poco 0.1

pro_parzia 0.2

pro_totale 0.0

vocabolario: Paesaggi

simbolo numero

alt. -0.4

grave_alt. -1.0

lieve_alt. -0.1

migliorato 0.5

vocabolario: Traffico

simbolo numero

congestion 6

fluido 0

medio 2

rallentato 4

Naturalmente la trasparenza non è automaticamente garantita dai requisiti precedenti: ne è però fortemente condizionata.

Si è già visto che in uno studio di VIA sono presenti almeno due soggetti: chi lo realizza e chi lo controlla. Ciò pone un'evidente questione di comunicazione tra i due, che naturalmente si amplia in presenza di altri soggetti interessati. E' perciò necessario predisporre una base comune per la comunicazione, il che significa che i passi fatti devono essere "riletti" e verificati da tutti: è questo l'unico modo per non cadere in un controllo unicamente burocratico-formale. Questa idea sta alla base di ciò che chiameremo ripercorribilità.

Con il termine ripercorribilità indichiamo qualcosa di più della pura e semplice elencazione dei passi logici e delle loro concatenazioni: si tratta della possibilità di ripetere i vari passi, modificando gli aspetti (informazioni usate e/o operazioni fatte) che appaiono non soddisfacenti o controversi. Per realizzare davvero questa modalità di lavoro non servono carta e matita: è necessario operare con un calcolatore, avendo a disposizione un "package" che sappia fare almeno una lettura intelligente, eventualmente guidata, delle informazioni e la ripetizione di alcune operazioni ricorrenti, modificando in parte i dati.

La prima capacità è quella che consente di collegare tra loro le informazioni, costruendo o ricostruendo un percorso logico: gli strumenti software che appaiono più adeguati allo scopo sono i cosiddetti "sistemi esperti".

La seconda capacità è fondamentale negli studi di VIA, a causa della elevata soggettività che è insita in molte fasi del processo decisionale. Essa consente la cosiddetta "analisi di sensitività" del risultato, cioè la ricerca dei margini di variazione dei dati entro i quali la soluzione proposta resta la migliore.

In conclusione, è opportuno segnalare il prezzo che, inevitabilmente, si paga per ottenere trasparenza e ripercorribilità in un processo decisionale e quindi in una VIA: si tratta di una certa rigidità che l'uso di schede e la richiesta di schemi logici porta con sé. Il pericolo è quindi che, per voler rendere il processo trasparente e ripercorribile, lo si svuoti di un effettivo significato. Ovviamente il risultato, e quindi l'equilibrio tra vantaggi e pericoli, dipende dal caso specifico, da chi realizza lo studio, da chi lo controlla.

Il termine partecipazione appare oggi un po' abusato e presente in (forse) troppi contesti diversi, con il risultato di far sembrare il richiamo alla partecipazione un fatto rituale. Come è possibile rendere effettiva la partecipazione al processo decisionale in una VIA, avvalendosi in particolare dello strumento informatico?

In prima istanza esaminando alcune "classiche" forme di partecipazione, segnalandone i limiti. La prima è quella di tipo burocratico-formale: essa prevede la messa a disposizione in appositi uffici dei materiali, usualmente cartacei, che costituiscono uno studio di VIA. Questa forma presuppone un interlocutore sufficientemente esperto e dotato di molto tempo per avventurarsi in una lettura assai tecnica e lunga: di solito questa figura non esiste, per cui il risultato finale è l'archiviazione della pratica.

La seconda forma è quella politico-conflittuale, che si esprime (solitamente sui grandi progetti) con la filosofia del "fare muro", con il blocco dei veti incrociati, con il prevalere del punto di vista politico. Questa forma prevede la presenza di più soggetti con posizioni fortemente conflittuali: il risultato è la creazione di schieramenti assai rigidi e la conseguente impossibilità di comporre i conflitti.

Ovviamente ciascuna delle due forme precedenti ha un senso: la prima garantisce la possibilità di informarsi, e vale per la routine; la seconda garantisce la possibilità di opporsi, e vale per le grandi opzioni. Tuttavia entrambe non appaiono completamente soddisfacenti: non ci occuperemo di esse, ma cercheremo di metterne a fuoco una terza, la partecipazione come strumento "interno" della VIA. Questa forma è basata sull'accettazione di alcune già citate "regole del gioco", le cui principali appaiono le seguenti:

a. la VIA si occupa di processi di decisione in ambito pubblico (con ciò l'ambiente è inteso in senso ampio, non solo naturalistico ma anche socio-economico);

b. la VIA è un momento di decisione effettivo e non solo l'analisi di un progetto (ciò pone l'accento sulla fase di valutazione);

c. le alternative in gioco devono essere reali e confrontabili tra loro, ma deve anche essere possibile generare facilmente nuove alternative;

d. è opportuno un dibattito forte ed esteso (ma esso va fatto il più a monte possibile) su:

e. nelle varie fasi dello studio è necessario poter indicare rapidamente:

Ora, l'affidabilità dei risultati si ottiene non solo garantendo la trasparenza delle informazioni usate e delle operazioni fatte e la ripercorribilità dell'intero processo decisionale, ma fornendo anche un'analisi di sensitività a sostegno, cioè stabilendo se e in che modo l'ordinamento delle alternative rimane stabile al variare dei pesi assegnati.

La mediazione ha più alte probabilità di successo se è garantita la tempestività (un processo decisionale che dura troppo perde di efficacia) e se è possibile rifare "in tempo reale" valutazioni diverse (al variare di dati, pesi, ecc.) e discuterle.

Tutto ciò è consentito solo dall'utilizzo dello strumento informatico, che può così assumere il ruolo di base comune per garantire la comunicazione tra i vari soggetti e quindi realizza una partecipazione consapevole.

3.4 Un progetto di informatizzazione dell'intero processo di VIA

In una valutazione di impatto ambientale, come si è visto, si possono schematicamente distinguere, dal punto di vista metodologico, le tre fasi seguenti.

La prima è una fase di descrizione, in cui il problema deve essere correttamente formulato: questo implica, tra l'altro, un'analisi della normativa ambientale relativa al progetto in esame, delle informazioni disponibili (dati, cartografia, struttura decisionale, gruppi sociali coinvolti, ecc.) e della loro affidabilità/reperibilità, dei casi analoghi trattati in precedenza.

La seconda è una fase d'analisi, nell'ambito della quale vengono definite le alternative progettuali significative e vengono identificate le attività elementari associate ad ognuna di esse, vengono selezionati i settori ambientali e viene definito un insieme di indicatori per ognuno di essi, viene effettuata la raccolta dei dati necessari e (ove possibile) vengono usati modelli di simulazione allo scopo di ottenere stime qualitative o quantitative dell'impatto delle singole attività elementari sui settori/indicatori prescelti.

Infine la terza è una fase di valutazione, i cui aspetti cruciali sono lo studio della conflittualità (tra i soggetti interessati al progetto e tra i vari indicatori ambientali selezionati) e la definizione dei criteri decisionali e dei loro pesi.

Le tre fasi, che non si susseguono necessariamente nell'ordine indicato e che si sovrappongono parzialmente, possono essere ripetute più volte, con livelli di affinamento successivi.

Da un punto di vista metodologico, la fase di descrizione (compresa quella preparatoria) sembra richiedere lo sviluppo di una base di conoscenza e di un sistema esperto, mentre le fasi di analisi e di valutazione si basano rispettivamente sulle tecniche dell'analisi dei sistemi e dell'analisi a molti attributi, attraverso la realizzazione di un sistema di supporto alla decisione.

In base a queste considerazioni è ipotizzabile la realizzazione di un pacchetto di programmi costituto da un sistema esperto per la fase preparatoria, da un foglio elettronico per la fase di analisi, da un sistema di supporto alle decisioni per la fase di valutazione: tutto il software dovrebbe essere sviluppato su personal computer ed essere orientato all'utente non esperto di informatica.

Il programma che realizza il sistema esperto dovrebbe esplorare un insieme di database su vari settori relativi agli studi di impatto ambientale (la normativa, le liste di progetti e quelle sull'ambiente, le fonti dei dati, alcuni dati sintetici, i modelli, i casi, ecc.) con regole di priorità e di ricerca intelligente che consentano di organizzare le informazioni.

Il programma che realizza il foglio elettronico per la fase di analisi dovrebbe consentire di organizzare i dati secondo uno schema di matrici coassiali entro le quali sia possibile inserire dati numerici, stime qualitative, riferimenti esterni a modelli di simulazione, e che operino in base a opportune regole di aggregazione e disaggregazione e alla conoscenza di liste di indicatori e azioni di progetto.

La fase di valutazione è un aspetto cruciale dell'intero processo per la difficoltà di individuare i diversi criteri da tenere in conto, per la presenza di molteplici attori decisionali ciascuno con una sua scala di preferenze, per il sospetto che in alcuni casi la decisione sia stata presa a priori, per la soggettività che è sempre presente nella attribuzione dei pesi ai diversi criteri. In generale, questa fase si risolve attribuendo "in toto" l'onere della decisione a qualcuno, il proponente del progetto o l'autorità competente o un esperto; a volte si preferisce una posizione di schieramento, pro o contro, ad un esame dettagliato dei passi che potrebbero portare a una "buona" decisione. Ma cosa potrebbe aiutare a ottenere una "buona" decisione? o meglio, di cosa potrebbe voler disporre il decisore (proponente, autorità competente, esperto) per arrivare a una decisione di cui essere sufficientemente convinto? Probabilmente di tre cose:

La filosofia decisionale più consueta nella VIA prevede l'attribuzione diretta dei pesi ai vari criteri. Immaginando di riassumere l'informazione proveniente dalla fase di analisi in una matrice di valutazione, si cerca di attribuire dei pesi alle righe (cioè ai settori/indicatori prescelti), operazione quest'ultima altamente soggettiva. Esistono numerose tecniche di supporto (per esempio quella detta dei confronti a coppie).

C'è poi la fase importante dell'analisi di sensitività, che può togliere criticità all'attribuzione dei pesi: si tratta di un esame della stabilità della soluzione al variare dei pesi, allo scopo di determinare quali sono le massime variazioni (aumento e diminuzione) di ciascun peso che lasciano inalterato l'ordinamento e che quindi non mutano la scelta dell'alternativa finale. Ciò fornisce un aiuto notevole, perché segnala quali sono i pesi (e i criteri) per i quali anche una piccola variazione provoca dei mutamenti nella scelta finale e quali invece i pesi per cui ciò non accade, consentendo di concentrare l'attenzione sui primi.

Un'altra idea che appare utile è quella di ordinare le alternative secondo varie tecniche che operano con logiche diverse (ad esempio quella della media pesata o quella del caso peggiore): ciò può consentire di individuare facilmente quelle alternative che risultino poco significative perché tra le ultime rispetto a tutti i possibili ordinamenti e di eliminarle. Naturalmente dopo ogni eliminazione l'intero procedimento (e quindi anche il calcolo dei vari ordinamenti) dovrebbe essere ripetuto per consentire di riconsiderare quelle alternative i cui effetti siano stati "mascherati" da altre ora eliminate (è il problema, molto importante nella VIA, degli effetti di mascheramento).

E' chiaro che strumenti del tipo di quelli che abbiamo segnalato sono significativi se forniti tramite programmi di calcolo, che dovrebbero avere tra le loro proprietà la flessibilità e la facilità di uso, una elevata interattività con l'utente, la possibilità di funzionare su macchine di grande diffusione.

Tutto ciò offre ragioni sufficienti per affermare l'importanza del supporto informatico nella VIA e potrebbe costituire un'eccellente materia di ricerca: è quanto già sta avvenendo. pagina precedente  pagina successiva  inizio pagina