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Capitolo 4 La fase di descrizione

4.1 Cosa considerare: funzione e problemi della descrizione
4.2 Le azioni
4.3 I progetti
4.4 I piani
4.5 Le alternative e gli scenari
4.6 L'ambiente

 

4.1 Cosa considerare: funzione e problemi della descrizione

La descrizione è la prima fase di uno Studio di Impatto Ambientale, che serve a indicare cosa si vuole fare, perché, quando, dove, perché lì e non altrove. Essa è necessaria per stabilire le basi dell'analisi e consentire la valutazione, e chiarisce le premesse dell'iniziativa, il suo inquadramento nelle decisioni o nei programmi che stanno a monte, le utilità che si intendono perseguire e le condizioni alle quali si è disposti ad assoggettarsi. Finalità generali, utilità specifiche e condizioni accettabili vanno trattate essenzialmente in termini sociali ed economici.

Considerando il fatto che il SIA comporta un confronto tra azioni/interventi da un lato e qualità del contesto ambientale dall'altro, è necessario che la descrizione dei primi sia congruente con quella della seconda. Nella stragrande maggioranza dei casi, però, nei due ambiti si parlano lingue diverse, con pochi termini comuni. Questo impone forme di interpretazione o omologazione dei linguaggi che possono rendere il quadro più confuso, e distorcere il significato del discorso. L'ideale sarebbe inserire i metodi della VIA entro quelli stessi di programmazione, pianificazione e progettazione delle opere, e quindi di "relativizzare" e "unificare" la descrizione delle azioni/interventi e quella del contesto ambientale in funzione di una VIA che si raffina progressivamente man mano che i dettagli dell'intervento vengono precisandosi. In pratica, però, i metodi di descrizione utilizzati restano ancora distinti per i diversi aspetti da analizzare: le azioni da un lato e l'ambiente su cui esse impattano dall'altro.

Le azioni progettate, il quadro programmatorio e pianificatorio che sottende l'intervento da valutare, le alternative di progetto, di sito, di piano, di programma e le variabili di scenario sono variamente interrelati e per niente indipendenti. Di solito le azioni sono stabilite in ragione di certe caratteristiche di contesto ambientale, il quale varia a seconda degli scenari assunti, che a loro volta condizionano in misura significativa sia le azioni da intraprendere che il contesto al quale esse vanno riferite.

Comunque, tutto ciò che si descrive ha carattere essenzialmente materiale, fisico, misurabile, al fine di riservare alla fase di valutazione l'attribuzione di valori di altra natura. Di fatto nel momento stesso in cui si selezionano alcune azioni anziché altre, o si ritengono alcune componenti del contesto significative rispetto all'intervento e ai suoi effetti (o alle attese che esso contiene ed esprime) o si considerano alternative e scenari possibili (o probabili, con differenti gradi di probabilità), delle scelte sono già state fatte e dei giudizi sono già stati formulati. In altre parole: esistono sempre valutazioni a priori che non sono eliminabili dalla fase di descrizione, e che in qualche modo la condizionano. Pretendere che una descrizione sia oggettiva è dunque una mera astrazione: come in ogni altra fase della VIA esistono sempre degli elementi di soggettività dei quali va tenuto debito conto.

 

4.2 Le azioni

Gli infiniti modi nei quali si configurano le azioni inerenti la realizzazione di un intervento (o di un insieme di interventi) possono essere raggruppati in tre categorie di iniziative, in relazione ai modi consolidati e non facilmente modificabili di formalizzare le azioni, codificati da leggi, procedure, norme, atti ufficiali della natura più diversa, quali capitolati, disciplinari, tariffari, ecc. In sostanza possiamo distinguere le iniziative di tipo programmatorio: leggi generali o di settore, nazionali o regionali, programmi di varia natura, portata, durata, ecc., con riflessi diretti o indiretti sul contesto ambientale; le iniziative di tipo pianificatorio, essenzialmente di tipo territoriale e di contenuto urbanistico; PRG e strumenti analoghi di livello orientativo e solo in misura parziale descrittivo quali piani d'area, documenti direttori e simili; piani esecutivi la cui prescrittività è concentrata nelle relative convenzioni (piani territoriali e piani urbanistici); infine le iniziative di tipo progettuale, riguardanti specifiche opere o determinati interventi, il cui grado di determinazione è funzione del tipo di progetto, ma soprattutto del grado di dettaglio del budget, del "timing" previsto, delle attribuzioni dei ruoli ai diversi operatori, con i relativi impegni finanziari.

Il fattore tempo gioca un ruolo significativo in proposito: le leggi e i programmi hanno durate indeterminate, i piani urbanistici generali non ne hanno, quelli esecutivi hanno durata certa ma budget incerti, i progetti hanno tempi via via più precisi man mano che si passa dal livello generale a quello esecutivo. Anche il rapporto tra contenuti strategici e contenuti tattici varia: leggi e programmi sono essenzialmente strategici, i piani sono strumenti di governo sia strategici che tattici, i progetti dovrebbero attuare a livello tattico una strategia che è a monte e che essi contengono implicitamente, senza doverla dichiarare di volta in volta esplicitamente.

Comunque, proprio ai fini della VIA e della sua funzione, le tre grandi categorie di azioni di cui sopra si suddividono in importanti sottocategorie in ciascuna delle quali la VIA può dar luogo a esiti diversi. Un piano, ad esempio, può essere modificato ma non azzerato. Lo studio di fattibilità di un'opera comporta la scelta fra alternative molto più ampie di quelle di un progetto di massima, che invece può essere modificato in sé o respinto. Un progetto esecutivo, infine, può essere solo migliorato con interventi di mitigazione: a questo punto delle procedure rigettarlo è ancora possibile, ma con sprechi davvero deplorevoli. Tutto ciò si riflette direttamente nella descrizione: tanti sono i tipi di azione, ciascuno codificato in procedure, tempi, contenuti, livelli, ecc., quanti devono in qualche modo essere i tipi di VIA, per correlare come si deve le sequenze e le finalità con quelle delle iniziative da valutare. Va sottolineato che si valuta l'effetto delle azioni previste e quindi la modificazione che esse apportano a un contesto in divenire: ne consegue che è inutile descrivere le azioni che non si prestano a questo approccio, cioè quelle il cui apporto alla variazione del contesto non sia determinabile.

La descrizione delle azioni deve avere il taglio che compete alla loro natura e alla loro funzione. Il livello di analisi e la sua scala territoriale saranno generali per le azioni di tipo generale e dettagliati per quelle dettagliate, cioè configurate a livello esecutivo, e questo a prescindere dal tipo di formalizzazione delle azioni stesse, dalle leggi ai progetti particolareggiati.

Come le azioni che li producono (cioè i comportamenti degli operatori), anche gli interventi appartengono grosso modo a tre categorie, a seconda della loro natura materiale e della formalizzazione corrente nelle leggi, nelle norme, nelle regole consolidate della prassi. Ci sono infatti interventi generali (a scala non limitata, indeterminata, comunque ampia, con tempi lunghi, di costo non prefissato se non come disponibilità finanziaria); interventi complessivi (a scala locale, con indicazione generica dei siti e a grandi linee delle opere, con tempi determinati vagamente e senza scadenze fisse, con costi stabiliti grossolanamente come ordine di grandezza e con riferimenti generici nei bilanci degli operatori) e infine interventi specifici (in siti determinati, per opere ben precise sia come natura tecnica che come problematica finanziaria).

Anche la descrizione dell'intervento va tenuta al livello che compete alla sua categoria e deve avere i contenuti che il grado di dettaglio con il quale l'intervento è presentato permette di considerare.

La combinazione tra i diversi tipi di azione citati (cioè le diverse possibilità di formalizzazione delle iniziative dei proponenti) e i diversi tipi di intervento (cioè le citate categorie di intervento) da luogo ad una casistica complessa.

In generale, comunque, la descrizione di ciò che si intende fare (ai fini della VIA e dunque sempre limitatamente ai riflessi sul contesto ambientale) deve trattare:

 

4.3 I progetti

Si è già detto che la VIA va intesa come un processo di progressivo affinamento e che quindi va svolta dal generale/strategico al particolare/tattico: a VIA più generali a livello degli orientamenti e delle proposizioni di massima dovrebbero man mano seguire VIA sempre più perfezionate, lungo l'itinerario tecnico-procedurale che va dal generale delle leggi, dei programmi e dei piani, al particolare dei progetti. Questo vale, parallelamente, anche per la redazione dello Studio di Impatto Ambientale. Per ragioni espositive conviene partire dal caso più semplice, e cioè dalla descrizione dei progetti di opere.

Lo studio tecnico che presiede alla realizzazione concreta di un intervento che interferisce con le condizioni ambientali usualmente si perfeziona gradualmente passando attraverso fasi tecnico-procedurali consolidate nella prassi: lo studio di fattibilità, il progetto di massima e il progetto esecutivo. Ciascuna fase ha sue funzioni e caratteristiche tecniche e produce descrizioni sempre più dettagliate dell'opera progettata: schemi sommari nello studio di fattibilità, prefigurazioni generali nel progetto di massima, prefigurazioni dettagliate e particolari costruttivi in quello esecutivo. Incidentalmente, ai fini della descrizione, ciascuna fase può offrire alternative molto diverse per natura e contenuti che vanno dalle ipotesi sommarie anche assai differenti, tipiche del livello della fattibilità, alle varianti di insieme ancora possibili al livello del progetto di massima, fino allo studio del progetto esecutivo, dove le varianti possibili sono solo quelle eseguibili in corso d'opera, di mero assestamento.

L'alternativa di non far nulla (opzione zero) può essere l'esito solo di uno studio di fattibilità; le altre fasi di progettazione presumono comunque di fare qualcosa di descrivibile. Pertanto, nella fase di studio di fattibilità la descrizione generale dell'iniziativa deve concernere il quadro degli orientamenti generali che ispirano l'iniziativa, la natura del proponente, i suoi specifici obiettivi, i problemi da affrontare, i precedenti, i caratteri generali della domanda di intervento, gli orientamenti della risposta in questione, i tempi previsti e le qualifiche richieste ai progettisti dell'opera.

Vanno pure precisati il quadro dei vincoli istituzionali e formali esistenti (norme, piani, regole da rispettare, ecc.), quello dei vincoli economici e finanziari assunti per l'intervento e quello delle grandi alternative complessive di azione considerate (ed eventualmente scartate). Tutto ciò permetterà delle prime valutazioni di carattere generale e quindi l'elaborazione di un progetto di massima attendibile.

Nel progetto di massima la descrizione tecnica dell'opera prevista, delle sue possibili varianti o alternative secondarie interne e delle eventuali misure di mitigazione sarà più esauriente e completa.

Il progetto di massima dovrebbe inoltre specificare meglio di quanto tratteggiato nello studio di fattibilità i caratteri del contesto territoriale in cui si interviene in termini socio-economici (popolamento e forme insediative, attività localizzate, struttura urbanistica, equipaggiamenti, infrastruttura, ecc.).

Nel progetto esecutivo saranno maggiormente evidenziati i connotati specifici e dettagliati dell'opera che interessano la problematica ambientale; tale fase svilupperà, e quindi descriverà, anche tutte le misure di mitigazione risultate necessarie in seguito alle valutazioni delle fasi precedenti.

 

4.4 I piani

La descrizione delle azioni ascrivibili alle tipologie dei programmi, dei piani territoriali e urbanistici ai fini della loro VIA, impone delle riflessioni di carattere generale sulla concreta praticabilità della valutazione di tali strumenti.

Ai nostri fini, un piano può essere definito come un programma tecnico di azioni, positive e negative, da svolgere nel territorio urbano e non urbano, dirette alla sua organizzazione materiale al fine di renderlo congruente con determinate finalità sociali (e cioè non di questo o quel soggetto, bensì di collettività più o meno ampie).

A differenza dei progetti di singole opere, i piani non mirano a prefigurare questo o quell'intervento singolo, ma piuttosto insiemi di interventi, attraverso sistemi strutturati e complessi di azioni che esplicitano delle politiche di assetto generale del territorio. Pertanto in un piano si trovano correlate intenzioni legate a interventi di varia natura, che è difficile, o addirittura improprio, considerare singolarmente. Infatti, poichè ciascuna intenzione si lega alle altre, modificare una qualsiasi di esse comporta necessariamente la modificazione di qualche altra previsione: la modificazione anche marginale di un piano comporta sempre e comunque quella della struttura complessiva delle sue previsioni, delle relazioni che le connettono e - in misura a priori non determinabile - dei connotati di ogni elemento progettato.

Le azioni contemplate in un piano, inoltre, hanno contenuti sostanzialmente diversi che permettono di suddividerle in due grandi categorie: ci sono azioni di tipo propositivo, che traducono decisioni che auspicano la realizzazione di qualche cosa (strade, zone industriali, quartieri, ecc.) mentre altre azioni si manifestano in forma negativa, nel senso che proibiscono qualcosa che non si desidera che accada (in questo caso le azioni progettate per realizzare gli obiettivi del piano non sono interventi, bensì vincoli, limitazioni, proibizioni imposte a tutti i potenziali operatori, da cui discendono l'assetto della struttura insediativa e territoriale e la sua trasformazione). E' chiaro che per assoggettare a VIA un piano bisogna descrivere unitariamente questi due contenuti, tra loro così diversi.

Poiché, comunque, anche i contenuti passivi di un piano - cioè quelli vincolistici - rispondono a finalità di assetto ottimale dello spazio (che nel piano possono essere esplicite o implicite), ci si può sempre riferire al piano come ad una grande prefigurazione ideale (desiderata) di qualcosa che si intende realizzare globalmente, direttamente o indirettamente. In altri termini, un piano può essere anche inteso e descritto come un grande progetto, certamente diverso e più complesso di quelli normalmente indicati con questo termine e anche della loro sommatoria, ma pure più generico e vago. Come grande progetto, qualsiasi piano in teoria sembrerebbe prestarsi ad essere descritto ai fini di venir poi valutato per l'impatto ambientale complessivo di tutte le sue previsioni. Le difficoltà, concettuali e pratiche, sorgono a proposito della complessità e dell'indeterminatezza delle cose che un piano prevede e dei tempi di realizzazione, rispetto a quanto previsto da un vero e proprio progetto di opere.

Nota: in linea di principio bisognerebbe assoggettare ciascun tipo di piano a modalità di descrizione e quindi di VIA differenti ed appropriate, il che costituisce un problema non irrilevante. Sorge qui un'altra questione non marginale: a che punto della redazione di un piano è bene vagliare tramite una VIA le decisioni che esso formula? I casi sono due: a piano finito, come se fosse un progetto di opere (e s'è visto che non lo è), oppure nel corso della redazione stessa. In entrambi i casi si tratta di qualcosa di estremamente complicato, da inserire come nuova procedura nelle procedure tradizionali e canoniche della pianificazione, già consolidate nella teoria, nel diritto e nella prassi.
Se la VIA dovesse essere applicata ad un piano finito (ammesso tra l'altro che un piano si possa davvero considerare finito in qualche momento), gli elementi descrittivi contenuti nel SIA sarebbero in generale i seguenti:

In realtà, assai più che nel caso di progetti di opere, per i piani appare difficile distinguere la descrizione delle azioni previste da quelle del contesto in cui esse impattano. Per esempio, l'inquadramento nel quadro normativo e nella programmazione comporta una rassegna critica dei vincoli ambientali imposti da altre autorità, che vanno evidenziati con le loro conseguenze sul sistema locale, e confrontati con gli obiettivi con i quali eventualmente contrastano.
Nella descrizione delle condizioni territoriali e socio-economiche esistenti bisogna identificare gli aspetti ambientali significativi rispetto alle azioni previste dal piano (per quelli non sufficientemente noti, devono essere identificate le informazioni da ricercare ed evidenziate le lacune rispetto alle quali ottenere ulteriori dati, o che non possono essere colmate) ed esporre i maggiori cambiamenti sociali ed economici prevedibili durante il periodo di pianificazione, anche a prescindere dall'attuazione del piano. La corretta analisi del sito rappresenta un momento importante, in quanto è lo "screening" iniziale che consente (per esempio tramite cartografia tematica e opportuni incroci di tematismi) di avere un negativo, una prima carta dell'uso più auspicabile del suolo, nel sistema di valori adottato (e qui è già più difficile orientarsi, perché spesso essi non sono espliciti). Per evidenziare gli scopi e gli obiettivi del piano bisogna esplicitare non solo gli intendimenti generali tendenti alla trasformazione del territorio pianificato ma soprattutto gli obiettivi ambientali che si intendono perseguire, le cui logiche sono probabilmente diverse da quelle che hanno ispirato i vincoli con i quali il piano deve confrontarsi (mezzo di tale esplicitazione potrà essere una lista di quesiti o una matrice: il caso specifico determinerà la scelta dello strumento più idoneo). La descrizione delle azioni e degli interventi che determineranno mutamenti fisici, cambiamenti nell'impiego delle risorse e nella generazione dei rifiuti connessi con le realizzazioni del piano dovrà concernere gli effetti sull'atmosfera, l'acqua, il suolo, le risorse, e anche la loro importanza, misurandone la conformità con gli standard di qualità vigenti. Poiché nei piani l'ambiente ha anche e soprattutto valenze economiche, sociali, culturali più vaste, la ricerca degli effetti possibili va estesa anche a questi ambiti, con le normali tecniche della pianificazione. Tutto ciò, per ciascuna alternativa considerata dal piano. Il caso della VIA di un piano in corso d'opera non è concettualmente diverso, ma solo estremamente più complicato. Gli elementi da descrivere nel SIA sono quelli già elencati, ma la descrizione andrà man mano aggiustata e ripetuta per tener conto delle modifiche apportate al piano in seguito ai suoi progressivi aggiustamenti. Si tratta di operazioni che inducono a pensare che in questo campo una metodologia operabile vada ricercata unendo le tecniche della valutazione ambientale a quelle della progettazione urbanistica.

 

4.5 Le alternative e gli scenari

La presenza di alternative nei progetti e nei piani è essenziale per qualsivoglia valutazione. Esse hanno ruolo diverso nelle successive fasi di messa a punto di un'iniziativa suscettibile di impatti ambientali. Una possibile classificazione delle alternative potrebbe essere la seguente:

Nelle Tabelle 3 e 4 sono riportati esempi di identificazione di alternative in relazione a due settori di intervento, i trasporti e lo smaltimento dei rifiuti.

Per quanto riguarda gli scenari, con questo termine si intende lo studio (spesso in termini probabilistici) delle variazioni esogene, ovvero di quelle variabili che non sono sotto il controllo né del progettista né dell'autorità che approva il progetto, ma che possono influire in maniera determinante sugli esiti del progetto stesso.

 

4.6 L'ambiente

La descrizione dell'ambiente varia con le esigenze della VIA, in relazione alla fase che si sta affrontando. Essa deve essere eseguita alle scale più idonee per l'esame degli effetti dell'iniziativa proposta, alla possibilità e alla opportunità di dettagliare la descrizione e, infine, alla scelta dei caratteri di volta in volta significativi per gli impatti da valutare. Come si è detto, la descrizione dell'ambiente contenuta nel SIA deve avere agganci con quella dell'azione/intervento da valutare, e adottare un linguaggio comune per motivi di reciproca congruenza.

Alla descrizione dell'ambiente sono dedicate tutte le schede dei fattori ambientali presentate in una specifica parte del manuale.

In generale, la descrizione dell'ambiente riguarda la sua qualità attuale e in divenire e le variazioni apportate a tale qualità dall'iniziativa proposta. E' d'uso supporre che la qualità ambientale complessiva sia la sommatoria (o una combinazione più complessa) di qualità parziali, ciascuna delle quali può essere apprezzata separatamente. Ne consegue una suddivisione in settori internamente omogenei (componenti ambientali come acqua, aria, ecc.), per ciascuno dei quali si possono individuare "fattori" significativi di qualità, da descrivere appunto nella loro dinamica e pertanto da misurare in qualche modo. Questo modo di trattare la materia per parti ha delle giustificazioni più strumentali che concettuali, ed è certamente limitativo. Ne conseguono diversi problemi, quali ad esempio:

Quattro sono gli insiemi di variabili (analizzati in diverse parti del manuale) che entrano in gioco nella descrizione dei fattori di qualità ambientale:

  1. lo spazio (dipendente dalla scala alla quale si riverberano gli effetti dell'iniziativa da valutare);
  2. il tempo (dipendente dalla durata dei lavori, delle opere da realizzare, delle attività cui esse servono, ecc.);
  3. i valori intrinseci od oggettivi toccati (tipicamente la rarità o la riproducibilità delle risorse);
  4. i valori soggettivi dei contesti (tipicamente il paesaggio).

 

 

Tabella 3
Alternative nel campo dei trasporti
("La Valutazione di Impatto Ambientale - Istruzioni per l'uso", M. Alberti, M. Berrini, A. Melone, M. Zambrini)
Alternative di strategiche
Misure per prevenire la domanda riduzione degli squilibri territoriali a scala nazionale, regionale ed urbana per ridurre gli spostamenti; incentivi allo spostamento delle attività produttive in prossimità dei luoghi di estrazione o produzione delle materie prime; incentivi al consumo di prodotti locali; politiche di decentramento dei servizi; politiche tariffarie che riequilibrino costi di produzione e trasporti (riduzioni di tariffe agevolate).
 
Misure alternative per realizzare lo stesso obiettivo modifica nella distribuzione degli investimenti pubblici nel settore; incentivi all'uso del trasporto pubblico; manutenzione e potenziamento delle infrastrutture esistenti; interventi di gestione del traffico attraverso la realizzazione di arterie a senso unico, corsie preferenziali per i mezzi pubblici, aumento della frequenza e dell'orario di servizio dei trasporti pubblici; realizzazione di aree di parcheggio per favorire l'interscambio con altri mezzi di trasporto; realizzazione di nuove infrastrutture di trasporto.

Alternative di localizzazione
Ipotesi alternative di tracciato individuazione delle localizzazioni possibili; confronto tra le ipotesi alternative e definizione dei criteri per la selezione; scelta del tracciato che presenti minori impatti negativi.

Alternative di processo
Alternative progettuali realizzazione di un nuovo tracciato stradale; aumento del numero di corsie o/e rettifica dei tracciati esistenti; realizzazione di una nuova linea ferroviaria; duplicamento delle linee ferroviarie esistenti; creazione di ferrovie superveloci; potenziamento del servizio aereo.

Alternative di compensazione e minimizzazione
Interventi sul tracciato variazioni della sezione e del profilo; creazione di attraversamenti per pedoni ed animali; pavimentazioni speciali; segnaletica; illuminazione; barriere acustiche; realizzazione di tratti in galleria; drenaggio delle acque superficiali.
 
Misure di ripristino e sostituzione accorpamento fondiario ricollegamento dei percorsi interrotti dalla nuova infrastruttura.
 
Misure di
compensazione
monetaria
compensi diretti ai proprietari per gli espropri o la perdita di valore delle proprietà; rimborsi fiscali e mutui agevolati ai piccoli proprietari.
 
Misure di assistenza
alla pianificazione
assistenza agli enti locali nella ridefinizione delle destinazioni d'uso delle aree adiacenti o interessate dalla nuova infrastruttura; esproprio preventivo delle aree; esproprio e demolizione delle strutture incompatibili con il progetto.
 
Misure normative limitazione delle velocità; normative più restrittive per il traffico pesante; riduzione degli standard di emissione; misure fiscali per scoraggiare l'utilizzo dei mezzi di trasporto privati; norme sugli standard di progetto dei veicoli; modifica delle norme del codice stradale.
 
Misure tecnologiche miglioramento dell'efficienza dei veicoli; miglioramento dei combustibili; riduzione della rumorosità dei motori; miglioramento delle caratteristiche tecniche delle carreggiate.

Alternativa zero

Ipotesi sull'evoluzione dello scenario ambientale nel caso non si realizzasse I' infrastruttura.

 

 

Tabella 4
Alternative nel campo dello smaltimento rifiuti
("La Valutazione di Impatto Ambientale - Istruzioni per l'uso", M. Alberti, M. Berrini, A. Melone, M. Zambrini)
Alternative strategiche
Misure per prevenire la domanda interventi normativi e finanziari per favorire lo sviluppo di tecnologie industriali in grado di produrre minori quantità di rifiuti; disincentivazione delle attività che producono rifiuti tossici e/o nocivi; potenziamento dei controlli sul trasporto e il destino dei tossici e nocivi; norme più severe su forme improprie di smaltimento; agevolazioni fiscali e prestiti agevolati per favorire la riconversione produttiva delle attività che producono rifiuti dannosi; programmi educativi e campagne pubblicitarie per coinvolgere la popolazione nell'obiettivo di ridurre la quantità di rifiuti.
Misure alternative per realizzare lo stesso obiettivo pianificazione a scala territoriale dei cicli di smaltimento dei rifiuti (individuando bacini ottimali di raccolta, trasporto e smaltimento); recupero e riutilizzo di energia dagli impianti di smaltimento; raccolta differenziata; riutilizzo e riciclaggio.

Alternative di localizzazione
Ipotesi di
siti alternativi
individuazione delle localizzazioni possibili; confronto tra le ipotesi alternative e definizione dei criteri per la selezione in base all'individuazione di vincoli e potenzialità ambientali; scelta del sito che presenti minori impatti negativi.

Alternative di processo o strutturali
Alternative di progetto differenti tecnologie per ogni tipo di impianto considerato (riciclaggio, compostaggio, inceneritore, discarica controllata di diversa categoria, con o senza recupero di energia, ecc.); dimensioni dell'impianto; separazione dei rifiuti, recupero di materie seconde e smaltimento separato di sostanze tossiche e nocive; interconnessione con impianti già esistenti.

Alternative di compensazione e minimizzazione
Interventi sull'impianto limitazione dei tempi di stoccaggio; drenaggio delle acque superficiali; controllo residui; miglioramento dell'efficienza degli impianti; adozione di dispositivi per limitare le emissioni.
Misure di ripristino e sostituzione inserimento paesaggistico dell'impianto; limitazione delle interferenze con la viabilità locale.
Misure di compensazione montetaria compensi diretti ai proprietari per gli espropri o la perdita di valore delle proprietà; rimborsi fiscali e mutui agevolati ai piccoli proprietari.
Misure di intervento a livello locale ridefinizione delle destinazioni d'uso delle aree adiacenti o interessate dal nuovo impianto; esproprio preventivo delle aree; monitoraggio in tempo reale delle concentrazioni di inquinanti sul territorio; indagini epidemiologiche sulle condizioni di salute delle popolazioni esposte.
Misure normative riduzione degli standard di emissione; modifica delle norme sullo smaltimento dei rifiuti; tassazione di vuoti a perdere, sacchetti di plastica, ecc.
Misure tecnologiche miglioramento dell'efficienza degli impianti; adozione di dispositivi per limitare le emissioni.

Alternativa zero
Ipotesi sull'evoluzione dello scenario ambientale nel caso non si realizzasse I' intervento.

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