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Capitolo 5 La fase di individuazione
e stima degli impatti

5.1 Gli scopi dell'analisi degli impatti
5.2 L'individuazione degli impatti
5.3 La stima degli impatti: matrici, modelli e carte
5.4 La disaggregazione e l'aggregazione
5.5 Il trattamento dell'incertezza

5.1 Gli scopi dell'analisi degli impatti

Lo scopo principale della fase di analisi degli impatti è il confronto tra la situazione dell'ambiente in assenza dell'opera e quella che ne conseguirebbe con la sua realizzazione. L'esame va effettuato non nell'istante in cui viene realizzato il SIA, ma al tempo - o lungo il periodo - che si immagina essere quello di maggiore significatività nella vita del progetto, ripetendo eventualmente il confronto in istanti diversi, per tener conto della dinamica.

E' già stato segnalato il fatto che la VIA ha caratteristiche diverse a seconda del livello in cui si colloca (di fattibilità, di massima, esecutivo), sia in termini di alternative da esaminare che in termini di azioni e interventi proposti: sono proprio questi ultimi che interessano in questa parte, dal momento che nella formazione del SIA la fase di analisi è quella che lega le azioni di progetto agli impatti che si producono sull'ambiente.

Diremo che questo legame azione-impatti si esprime attraverso dei modelli di previsione, indicando con questo termine un qualunque strumento che implichi, attraverso una convenzione tra gli utilizzatori, l'obiettivo di compiere degli esperimenti per ottenere legami tra cause ed effetti. In questo senso, sono modelli i percorsi fotografici e i fotomontaggi che vengono usati per stimare gli impatti sul paesaggio, così come la simulazione al calcolatore fatte per stimare la concentrazione al suolo di un elemento inquinante l'atmosfera.

A volte si preferisce parlare di stima, anziché di previsione, in quanto il modello fornisce indicazioni affette da un grado di incertezza a volte notevole e non necessariamente in senso numerico. In questo contesto i due termini, stima e previsione, sono considerati sinonimi.

In molte circostanze la stima di un impatto risulta fortemente influenzata dall'andamento di alcune variabili esogene, le variabili di scenario (si veda la conclusione del capitolo quinto). In questi casi si può operare secondo la logica seguente:

Un'ultima considerazione riguarda l'opportunità/necessità di scindere il progetto (sia esso un piano articolato o un'opera singola) in una serie di azioni elementari, e questo non solo per chiarezza espositiva, ma anche (forse soprattutto) perché è solo ad un certo livello di dettaglio che le informazioni ottenute dai vari modelli di settore non sono troppo generiche, qualitative e aleatorie. Tale suddivisione pone il problema di sintetizzare l'insieme delle informazioni in vista della fase di valutazione.

5.2 L'individuazione degli impatti

Il primo problema da affrontare nella fase di analisi è quello di individuare gli impatti significativi delle azioni di progetto (le cause) e i settori dell'ambiente su cui ricadono i loro effetti. Per entrambi questi aspetti l'esame di casi precedenti nonché la conoscenza di liste precostituite (un esempio tradizionale, anche se ormai sorpassato, sono le liste di Leopold) possono fornire un notevole aiuto, anche se ogni nuovo caso richiede un aggiustamento ad hoc delle informazioni disponibili.

I settori dell'ambiente (per esempio aria e acqua, ma anche elementi socio-economici) possono essere suddivisi in sottosettori e questi in specifiche ulteriori, e così via fino al desiderato livello di dettaglio. Ogni caratteristica ritenuta significativa sarà, d'ora in poi, chiamata indicatore. E' importante segnalare che ad ogni indicatore deve corrispondere la definizione di una sua unità di misura, non necessariamente derivata dai sistemi classici (metri, secondi, ecc.): in molti casi può bastare una scala convenzionale, per esempio lieve/medio/grave o locale/generale/strategico.

L'incrocio tra una lista di azioni (più o meno disaggregate) e una lista di indicatori ambientali (più o meno dettagliati) produce una matrice, che nel seguito indicheremo col nome di matrice di analisi: in essa trovano posto le stime ottenute con i vari modelli utilizzati.

All'interno di una matrice di analisi trovano posto informazioni di provenienza e significatività anche molto diverse tra loro. Normalmente il contenuto informativo di un elemento della matrice (cioè l'impatto prodotto da un'azione elementare su un indicatore ambientale) subisce raffinamenti successivi man mano che procede l'analisi. Inizialmente nella matrice trovano posto segnalazioni di possibili impatti (per esempio segni convenzionali, come x o **) eventualmente con una indicazione sulla loro utilità o meno (per esempio + + o - -); poi queste segnalazioni vengono sostituite con vere e proprie previsioni di impatto.

In sostanza, ogni matrice di analisi riunisce le informazioni sugli impatti prodotti dalle azioni elementari di un'alternativa progettuale sui vari settori dell'ambiente e passa attraverso varie fasi dell'analisi stessa, cui corrispondono informazioni via via più approfondite.

5.3 La stima degli impatti: matrici, modelli e carte

L'operazione successiva all'individuazione degli impatti potenzialmente significativi è la loro stima, in termini possibilmente quantitativi, attraverso l'uso di modelli di previsione. In sostanza, si tratta di passare dalla segnalazione di possibili impatti alla previsione vera e propria di essi.

Gli impatti dell'opera possono estrinsecarsi su archi temporali più o meno lunghi: vi saranno effetti primari e secondari, diretti e indiretti. Le azioni relative alla vita dell'opera (cantiere, esercizio, condizioni particolari di malfunzionamento, "decommissioning") si esplicano in momenti temporali differenti. La previsione degli impatti non dovrà quindi limitarsi ad un solo momento ma dovrà investire il complesso delle azioni con i loro tempi.

Gli effetti di un'opera riguardano in genere sia il sito che l'area vasta. Linee di impatto specifiche coinvolgeranno componenti ambientali di diversa natura e a diversa distanza dal sito (le sostanze inquinanti immesse nell'atmosfera possono ricadere su aree più meno ampie o possono produrre effetti su tratti più o meno lunghi di corsi d'acqua, ecc.). Le previsioni dovranno quindi essere georeferenziate, ovvero dovranno essere specifiche per i vari punti del territorio. D'altronde le successive eventuali procedure di monitoraggio possono essere previste e realizzate solo in presenza di previsioni correttamente definite nello spazio.

E' ovvio che avendo differenti alternative progettuali, la previsione degli impatti deve riguardare tutte le alternative considerate.

In generale, la stima di un impatto avviene in due modi: attraverso misure effettuate direttamente o recuperate da una banca dati, o attraverso modelli. In uno studio di impatto si usano differenti categorie di modelli. Una delle molte classificazioni possibili è la seguente.

Oltre al problema dell'acquisizione delle informazioni dalle misure dirette e/o dai modelli di settore, esiste il problema di organizzare la rappresentazione in maniera efficiente. Abbiamo già visto che a questo scopo è possibile utilizzare le matrici di analisi. All'interno di esse trovano posto informazioni di natura diversa, essenzialmente di quattro tipi:

La necessità di documentare informazioni così diverse porta a suggerire/richiedere che le matrici di analisi siano corredate da una "legenda" che consenta di stabilire:

Alcuni strumenti solitamenti usati per rappresentare informazioni sono:

Una matrice è una tabella di corrispondenza che permette di rappresentare in modo graficamente unitario i rapporti tra le differenti categorie di termini che intervengono in un processo di VIA.

Le matrici sono state abbondantemente utilizzate negli studi di impatto. Una delle prime e più conosciute metodologie per la VIA è stata la matrice di Leopold che mette in corrispondenza le azioni del progetto (alterazione della copertura vegetale, canalizzazioni, strade, ecc.) con le caratteristiche dell'ambiente (risorse minerarie, acque superficiali, fauna, ecc.).

L'uso delle matrici è stato sviluppato prevedendo la possibilità di rappresentare un processo di impatto attraverso più matrici tra loro logicamente collegate. L'insieme viene definito "matrice coassiale" e permette così di evidenziare i ruoli reciproci delle differenti categorie di elementi che intervengono in un processo di impatto: azioni, interferenze, ecc.

Le matrici sono un modo immediatamente comprensibile e replicabile di organizzare le informazioni in una stima di impatto. Nello stesso tempo le matrici sono rigide, sovradimensionate per alcuni aspetti (molte tra le corrispondenze delle matrici sono solo teoriche) e sottodimensionate per altri (vi sono risultati che per essere esplicitati richiedono una serie di passaggi intermedi rispetto alla singola casella di corrispondenza).

La rigidità delle matrici può essere superata attraverso l'uso di network dove i nodi dispongono sequenzialmente gli elementi di un processo di impatto (la prima proposta formalizzata di uso di network in studi di impatto è stata quella di Sorensen). I network possono essere di tipi differenti, evidenziando ad esempio solo i termini astratti di un problema di impatto, o il complesso dei parametri usati nei modelli di stima, o le sequenze di elementi del territorio che saranno fisicamente interessati dalla diffusione dei contaminanti emessi dall'intervento. In realtà un network è rappresentabile con una sequenza di matrici tra loro collegate.

Un'altra categoria di strumenti (messa inizialmente a punto da McHarg soprattutto per obiettivi di pianificazione), si basa sulla sovrapposizione delle carte tematiche. Ogni disciplina analizza separatamente un dato territorio, produce carte tematiche di analisi e di valutazione; successivamente si sovrappongono le carte in modo da poter estrarre le informazioni rilevanti, in funzione dei risultati finali che ci si prefigge.

In particolare, ai fini di uno studio di impatto, sulla base di opportuni incroci delle carte di base, si arriverà a carte finali dei seguenti tipi (vedi anche Tabella 5):

Tabella 5
Esempi di carte utilizzate in studi di impatto

Carte analitiche di base
Carte climatologiche:
-Carta delle isoterme
- Carta delle isoiete
- Carta delle esposizioni
- Carta delle direzioni prevalenti del vento

Carte topografiche:
-Carta delle isoipse
- Carta dell'acclività
- Carta dei bacini idrografici principali
- Carta dei bacini idrografici di dettaglio
- Carta dell'idrografia superficiale

Carte geologiche e pedologiche:
- Carta della litologia
- Carta della geomorfologia
-Carta delle giaciture
- Carta delle isofreatiche e delle direzioni di falda
- Carta dei suoli

Carte ecosistemiche di base:
- Carta delle unità ecosistemiche di base
- Carta della vegetazione
- Carta dei siti di importanza faunistica
- Areali delle specie significative
Carte delle unità visuali:
- Carta delle unità percettive di base
(percorsi, campi visivi, margini, emergenze)

Carte dell'utilizzo del territorio:
- Carta generale degli usi attuali del suolo
- Carta degli usi agricoli
- Carta degli usi forestali
- Carta dei prelievi idrici
-Carta della rete irrigua
- Carta delle unità amministrative
- Carta delle unità censuarie e della popolazione residente
- Carta della viabilità e del traffico atteso
- Carta delle infrastrutture tecnologiche
- Carta degli scarichi idrici

Carte delle unità amministrative e dei vincoli:
- Carta dei confini comunali
- Carta catastale
- Carta delle previsioni urbanistiche
- Carta dei vincoli idrogeologici
- Carta dei vincoli paesaggistici
- Carta dei vincoli a parco
- Carta dei vincoli militari

 
Carte di valutazione
Carte degli elementi ambientali rilevanti:
- Carta dei siti di rilevanza faunistica
- Carta dei siti di rilevanza botanica
- Carta dei siti di rilevanza geologica
- Carta delle unità ecosistemiche rilevanti
- Carta degli elementi di interesse storico-culturale
- Carta degli elementi di importanza estetica
 (vedute tradizionalmente fruite, degradi visivi)
- Carta della capacità dei suoli
- Carta dell'attitudine dei suoli a specifici usi

Carte del degrado ambientale attuale:
- Carta delle valanghe
- Carta dei dissesti idrogeologici in atto (frane
  ed erosioni)
- Carta delle zone alluvionabili
-Carta delle aree sismiche
- Carta degli incendi
- Carta dell'inquinamento idrico superficiale
- Carta dell'inquinamento delle falde
- Carta dell'inquinamento atmosferico
- Carta del degrado ecosistemico attuale
-Carta del degrado paesaggistico attuale
- Carta della degradazione del suolo
Carte delle caratteristiche ambientali significative:
- Carta della stabilità dei versanti
- Carta della naturalità
- Carta dei potenziali di biomassa
- Carta della permeabilità

Carte di valutazione parziale:
- Carta del valore naturalistico-scientifico
- Carta del valore paesaggistico
- Carta della vulnerabilità idrogeologica
- Carta della sensibilità ecosistemica
  agli inquinamenti idrici
- Carta della sensibilità ecosistemica
all'inquinamento atmosferico
- Carta della fragilità ecosistemica strutturale
- Carta della vulnerabilità antropica

Carte di valutazione sintetica:
- Carta del valore ambientale complessivo
- Carta della vulnerabilità ambientale complessiva
- Carta del degrado ambientale attuale complessivo
- Carta della pressione antropica complessiva
- Carta della criticità ambientale complessiva

 

5.4 La disaggregazione e l'aggregazione

Per una previsione degli impatti che sia il più precisa possibile è già stata segnalata l'esigenza di scendere ad un certo livello di dettaglio sia nelle azioni del progetto che nei settori dell'ambiente considerati. Indichiamo tale operazione con il nome di disaggregazione.

La disaggregazione è, almeno in linea teorica, un'operazione "chiara": un'azione di progetto viene suddivisa in numerose azioni elementari, un settore dell'ambiente viene articolato secondo numerosi indicatori specifici. In entrambi i casi si tratta di sostituire ad una riga o ad una colonna della matrice di analisi un insieme di righe o di colonne che ne costituiscono una partizione: il contenuto informativo della riga o della colonna soppressa viene sostituito da un contenuto più ricco, che si ottiene facendo funzionare modelli di settore più dettagliati o effettuando misure più specifiche.

Esiste però anche l'esigenza contraria, quella della sintesi. Se l'operazione di disaggregazione serve per dettagliare e rendere quantitative e affidabili le informazioni, l'operazione contraria è necessaria nel momento in cui si vuole avviare il processo di valutazione (poiché nessuno è in grado di valutare in presenza di informazioni troppo dettagliate e numerose). Chiameremo questa operazione con il nome di aggregazione.

L'aggregazione, tuttavia, a differenza della disaggregazione, non è di per sé un'operazione "chiara": non basta dire quali informazioni elementari vengono trattate e dove l'informazione derivata viene collocata, ma è necessario anche spiegare come questa operazione viene svolta.

In sostanza l'aggregazione, che serve per omogeneizzare, filtrare e rendere maneggevoli le informazioni elementari, solitamente prevede una delle seguenti operazioni o regole di elaborazione:

Dopo un'operazione di questo tipo la matrice di analisi ha un numero di righe o colonne minore di prima: il contenuto informativo delle righe o colonne soppresse si ritrova (manipolato secondo una delle regole indicate qui sopra) nella riga o colonna che le sostituisce.

 

5.5 Il trattamento dell'incertezza

Al di là delle incertezze introdotte dalle carenze di dati, un problema metodologico di grande rilevanza, intrinseco nelle valutazioni di impatto (ma nello stesso tempo di interesse scientifico generale), riguarda la capacità previsionale dei modelli utilizzati per le simulazioni dell'evoluzione del sistema.

Il nostro modello di simulazione fornisce la stima più probabile, che si suppone compatibile col progetto. In realtà l'evoluzione potrà essere diversa, magari nella direzione considerata a scarsa probabilità dal nostro modello, in qualche caso tale da condurre a livelli inaccettabili lo stato del sistema ambientale considerato; oppure l'evoluzione per un certo tempo seguirà il modello di simulazione, ma ad un certo punto potrà intervenire un evento non considerato dal modello, che modificherà drasticamente lo sviluppo della situazione conducendola verso livelli inaccettabili.

Risulta chiaro da quanto esposto che in un SIA la caratterizzazione precisa dello stato attuale e la sua trattazione attraverso modelli di tipo deterministico non sono sufficienti a garantire la previsione degli impatti non desiderati; diventa quindi forse più importante la gestione di scenari qualitativi a probabilità differenti, in molti casi non definibili con precisione, tanto più che lo sforzo di conoscenza ipotizzato per la messa a punto del modello è molto grande, quasi mai praticamente effettuabile, e tanto più che gli impatti di un dato intervento non riguarderanno una sola specie, ma molteplici biocenosi (quando più ecosistemi saranno interessati).

Nello stesso tempo è evidente che quanto migliori saranno i dati di base, tanto migliori saranno i risultati della valutazione. Il problema fondamentale nell'impostazione di uno studio sarà proprio quello di definire il punto di equilibrio ottimale tra i nuovi dati da acquisire e l'incertezza che si è disposti a mantenere.

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