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Capitolo 7 L'implementazione dell'intervento

7.1 Le misure di compensazione
7.2 Le misure di mitigazione
7.3 Le misure di monitoraggio

7.1 Le misure di compensazione

Con misura di compensazione si intende qualunque intervento proposto dal proponente o richiesto dall'autorità di controllo della VIA, teso a migliorare le condizioni dell'ambiente interessato ma che non riduce gli impatti attribuibili specificamente al progetto. Si intende altresì per compensazione un trasferimento monetario alle amministrazioni interessate, finalizzato alla realizzazione da parte loro di interventi migliorativi dell'ambiente che non abbiano attinenza con il progetto sottoposto a VIA.

Le compensazioni eventualmente proposte nello studio non possono essere considerate come delle mitigazioni degli impatti previsti, i quali devono comunque essere minimizzati con opportune misure di contenimento/riduzione.

Qualora l'intervento finanziato dal proponente ed eseguito dall'amministrazione riducesse degli impatti attribuibili al progetto stesso, andrebbe considerato invece una mitigazione a tutti gli effetti.

Qualora l'opera proposta produca danni e impatti a soggetti privati identificabili, le compensazioni possono avvenire anche tra soggetto proponente e privati danneggiati. Esse devono comunque essere esplicitamente menzionate nel SIA e nella relativa decisione dell'autorità competente. Anche in questo caso le misure di compensazione possono consistere in opere dirette o trasferimenti monetari.

Quando l'opera abbia finalità di interesse collettivo e il proponente sia la pubblica amministrazione, non può essere considerata una compensazione qualunque misura o intervento realizzati a carico della pubblica amministrazione stessa, anche quando l'ente o il soggetto realizzatore siano diversi da quello proponente (ad esempio un diverso Ministero o la Regione).

Relativamente alle misure compensative, gli attori possono essere coloro i quali:

Possiamo distinguere tre diversi tipi di misure compensative.

I trasferimenti monetari consistono in un compenso in denaro da parte del proponente ad un soggetto danneggiato, come indennizzo del danno subito. Occorre distinguere fra due distinti soggetti che ricevono il compenso: privato e pubblico.

Quando il soggetto privato che subisce il danno è chiaramente identificabile, la compensazione può avvenire direttamente fra il proponente ed il soggetto, ed è da considerarsi validamente avvenuta anche quando il soggetto non utilizzi il denaro per riparare il danno (ad esempio, se un intervento danneggia le coltivazioni di un'azienda agricola è da considerarsi misura compensativa il semplice pagamento del danno).

Se i soggetti che subiscono il danno sono molti o difficilmente identificabili e quindi il soggetto che riceve la compensazione è l'amministrazione, la compensazione può essere considerata tale solo quando essa venga esplicitamente finalizzata ad interventi migliorativi dell'ambiente specificati nel testo dell'accordo, in modo tale da consentire la verifica a qualunque soggetto terzo interessato. In sostanza, nel caso di un soggetto pubblico destinatario di una compensazione per conto della comunità rappresentata, non può essere considerato sufficiente il pagamento di una somma a seguito di un danno, ma tale somma deve essere finalizzata a ridurre i carichi ambientali gravanti su quell'area, se il danno stesso non sia puntualmente eliminabile o riducibile (nel qual caso si tratterebbe di una mitigazione).

Le compensazioni equivalenti sono interventi, realizzati direttamente dal proponente o su suo incarico, tesi a ridurre i carichi ambientali gravanti sull'area interessata dall'opera. A grandi linee va stabilita un'equivalenza (di effetto sull'ambiente, non monetaria) fra intervento compensativo e danno prodotto, quando ciò sia possibile. Ad esempio, per compensare un inquinamento idrico non altrimenti eliminabile, o una riduzione delle portate idriche di un corso d'acqua che ne limiti le capacità di autodepurazione, può essere installato a cura del proponente un depuratore per i reflui urbani. Un prelievo di materiali di cava può essere compensato con una sistemazione a zona ricreativa dell'area di escavazione. L'utilizzo di un'area con valore naturalistico o paesistico, può essere compensato con il recupero ambientale di un'area degradata. Ancora, un intervento che danneggi un bene artistico-culturale o di valore architettonico, può essere compensato con il restauro di un altro bene. Come si vede, in tutti gli esempi precedenti, l'impatto non viene ridotto o eliminato, ma si effettua nell'area in esame un intervento di compensazione su un diverso carico ambientale.

L'esaltazione degli effetti positivi si verifica quando l'opera proposta abbia dei potenziali effetti positivi, che tuttavia non possono realizzarsi appieno a causa di qualche impedimento: è tale impedimento ad essere soggetto della compensazione. Ad esempio, quando l'intervento proposto può creare dei posti di lavoro ma con qualifiche non reperibili sul mercato del lavoro locale, si potranno organizzare dei corsi di formazione per la forza lavoro disoccupata.

Quando l'intervento può avere ricadute positive di attivazione della domanda di servizi o di produzioni non disponibili in loco, si potranno mettere a disposizione degli operatori locali consulenze e finanziamenti a tasso agevolato. Anche in questi casi l'intervento di esaltazione degli effetti positivi potrà essere realizzato direttamente dal proponente, concordato con l'amministrazione locale, che provvederà a realizzarlo dietro opportuno finanziamento, o realizzato da un'altra pubblica amministrazione, anche non coinvolta nell'opera, in base ad accordi precisi.

Le misure di compensazione possono avere una particolare rilevanza quando la VIA abbia ad oggetto gli strumenti di pianificazione. Nel caso dei piani infatti si tratta di localizzare sul territorio interventi a valenza diversa, che possono produrre effetti positivi/negativi sull'ambiente, sull'economia e sulla società locale. In questo caso la compensazione può assumere un più generale carattere di equa distribuzione dei costi e benefici del complesso degli interventi previsti dal piano e/o di riequilibrio di scompensi prodotti in passato dai processi localizzativi.

Poiché la VIA di un piano dovrebbe essenzialmente essere tesa a valutare i carichi ambientali attuali e previsti e a ricondurli/mantenerli entro limiti di sostenibilità, è evidente che le compensazioni potranno essere ampie e di diverso tipo.

Si potranno usare strumenti come la "politica della bolla", che considera l'ambiente interessato come contenuto in una grande bolla di cui occorre contenere o ridurre i carichi ambientali, attraverso opportune sottrazioni qualora si debbano realizzare "addizioni" di carico. Anche in questo caso le compensazioni devono essere identificate con precisione (non in modo generico) e devono essere individuati i soggetti realizzatori.

7.2 Le misure di mitigazione

Quasi sempre il progetto, elaborato in funzione degli obiettivi tecnici iniziali, può essere modificato in modo da ridurre gli impatti ambientali previsti. Gli accorgimenti tecnici per raggiungere tale scopo vengono comunemente definiti "mitigazioni".

Una prima categoria di mitigazioni attiene alla localizzazione dell'intervento in progetto.

In linea di massima dovranno essere evitati i siti posti in aree ad elevata sensibilità ambientale relativamente alle interferenze prodotte (ad esempio, se si prevedono cospicue emissioni in atmosfera occorrerà evitare la localizzazione dell'impianto in zone in cui si verificano frequentemente inversioni termiche). Controindicate sono anche le zone in cui siano già presenti elevati livelli di criticità (ad esempio, è inopportuno prevedere una nuova discarica controllata in zone ove già né esistono e già abbiano provocato problemi, o un inceneritore ove già esistano elevati livelli di inquinamento atmosferico).

In condizioni di elevata criticità preesistente possono però essere previste azioni di riequilibrio contestuale: il proponente potrà, attraverso opportuni provvedimenti di coinvolgimento, concorrere alla riduzione dell'inquinamento esistente. In questo modo si liberano nuovi spazi di ricettività ambientale, che potrebbero consentire l'inserimento del nuovo impianto in progetto.

Un'altra categoria di mitigazioni, in senso lato, è quella relativa alla scelta dello schema progettuale e tecnologico di base (ad esempio, dovendo fare una autostrada, si potrà accertare che la riduzione da sei a quattro corsie comporterà consistenti vantaggi ambientali a fronte di una riduzione proporzionalmente modesta degli obiettivi tecnici raggiunti; dovendo scegliere un processo di combustione per un impianto, la scelta potrà cadere sui tipi che minimizzano le emissioni indesiderate).

In generale, si sceglieranno per l'intervento in progetto le tecnologie di base che, a parità di prodotto e di altre condizioni al contorno, minimizzano le interferenze indesiderate (lo scarico di acque inquinate, il consumo di risorse, ecc.) e che massimizzano i ricicli delle acque usate e dei materiali in generale. Ove è possibile variare i materiali utilizzati (ad esempio i combustibili) saranno privilegiati quelli che producono relativamente minore inquinamento rispetto a quelli intrinsecamente più inquinanti.

Quando il progetto prevede il consumo di risorse ambientali, occorrerà prevedere il mantenimento di quantità di risorse atte a garantire sufficienti livelli di equilibrio e funzionalità dell'ambiente (ad esempio, nel caso di derivazioni idriche da corsi d'acqua, si dovranno prevedere rilasci minimi garantiti almeno dell'ordine delle portate di magra naturali, al fine di non interrompere la continuità del corso d'acqua e da non annullare l'ecosistema; nel caso di pianificazione di interventi in grado di consumare elevate quantità di suolo, tali consumi dovranno essere per quanto possibile minimizzati, e si dovranno lasciare pause e corridoi di naturalità; qualora si preveda l'asportazione di strati superficiali di suolo, si provvederà alla rapida ricostituzione di uno strato erbaceo pedogenizzante attraverso opportune tecniche come l'idrosemina).

In termini generali, le aree consumate nella realizzazione dell'opera dovranno essere recuperate attraverso specifiche destinazioni d'uso (agricola, naturalistica, ecc.) e non lasciate degradate ed in stato di abbandono.

Anche le scelte micro-localizzative possono avere grande importanza ai fini degli impatti prodotti. Uno scarico idrico potrà avere effetti completamente diversi se immesso direttamente in un corso d'acqua pregiato o in colatore laterale. In questo contesto può essere ricordata anche l'altezza dei camini, che influenza in modo determinante le zone soggette alle ricadute degli inquinanti immessi in atmosfera. La posizione della viabilità di progetto (o comunque di servizio), con le relative piazzole di sosta, potrà essere molto importante per ridurre eventuali rischi di incendio.

In senso più stretto, il concetto di mitigazione si applica a quei dispositivi che vengono aggiunti allo schema progettuale di base per ridurne ulteriormente le interferenze indesiderate.

Un concetto importante è in questo caso quello del "filtro" (i depuratori per le acque reflue, i filtri per la captazione delle polveri contaminate degli inceneritori che possono costituire a loro volta sorgente di impatto).

Un altro è quello della "barriera" (ad esempio, ponendo degli strati impermeabili sul fondo di discariche di rifiuti, le barriere anti-rumore, le cortine di alberi per mascherare la visuale di impianti paesaggisticamente critici). Sempre per quanto riguarda il rapporto con i flussi di elementi nell'ambiente, particolare attenzione deve evidentemente essere posta per quanto riguarda il ciclo delle acque (ad esempio, occorrerà prevedere canali di drenaggio o di deflusso qualora il progetto iniziale possa creare zone di ruscellamento incontrollato o di ristagno delle acque).

Una categoria di mitigazioni di particolare importanza comprende le azioni che possono essere intraprese in fase di esercizio per limitare gli effetti negativi (ad esempio si potrà prevedere che, qualora i monitoraggi successivi alla realizzazione dell'impianto rivelino un superamento delle soglie ambientali giudicate critiche, l'attività dell'impianto in esercizio venga automaticamente ridotta o sospesa).

Azioni per ridurre la criticità degli impatti residui potranno anche riguardare le aree circostanti l'intervento, sfruttando le capacità dell'ambiente naturale circostante (esistente o appositamente realizzato) di funzionare come filtro, o come barriera, o come elemento di consolidamento della capacità portante dell'ambiente (ad esempio, si potranno realizzare a valle dei punti di scarico idrico unità ecosistemiche acquatiche con elevata capacità di fitodepurazione, o si potranno realizzare opere di bioingegneria per consolidare sponde e versanti).

Altre azioni potranno riguardare modifiche di attività esistenti (ad esempio, qualora si prevedano ricadute potenzialmente significative di sostanze pericolose in aree ove siano presenti attività agricole direttamente destinate all'attività umana, si potranno prevedere modifiche nell'uso di tali suoli).

7.3 Le misure di monitoraggio

Un sistema di monitoraggio finalizzato alla valutazione di impatto ambientale (o la finalizzazione alla VIA di sistemi di monitoraggio esistenti) va inteso come l'insieme di tutti gli strumenti e di tutte le operazioni relative alla acquisizione, alla elaborazione, alla restituzione di dati ed informazioni da utilizzarsi per:

Il sistema di monitoraggio può utilizzare informazioni già esistenti o raccolte per altri scopi, e/o definire i dati non disponibili e le relative modalità di raccolta. Pertanto il sistema si può articolare mediante:

Nelle sue linee essenziali la metodologia per realizzare un sistema di monitoraggio per la VIA, così come definito in precedenza, può essere suddivisa in tre fasi.

La prima fase della metodologia proposta è costituita da un'analisi del progetto che si intende sottoporre alla VIA.

I progetti che si possono prendere in considerazone sono praticamente tutti quelli in grado di produrre un rilevante impatto ambientale ma, tenendo conto delle specifiche competenze regionali in questo settore, si fa riferimento alle seguenti categorie di possibili insediamenti:

Ogni progetto può essere suddiviso, laddove se ne rilevi la necessità, in più interventi rilevanti intendendo con questo termine i manufatti o le realizzazioni funzionali al progetto per i quali è possibile definire specifici e "autonomi" impatti.

Ciascun insediamento presenta caratteristiche proprie sia dal punto di vista del ciclo e delle attività di progetto sia per quanto concerne gli impatti; spesso tuttavia le modalità di interazione con l'ambiente sono in parte comuni a diverse categorie di progetti. Per questo motivo, è stato predisposto un elenco di possibili "fattori causali" (cause di perturbazione dell'ambiente), intendendo con questo termine quelle azioni che sono direttamente associabili ad una modifica delle condizioni ambientali.

Ciascun progetto implica ovviamente più fattori causali, nel senso che può comprendere diverse modalità di interazione con le varie componenti ambientali. Un elenco di possibili fattori causali è il seguente:

Come si è detto, a ciascun progetto, o eventualmente a ciascun intervento rilevante, possono corrispondere diversi fattori causali. È possibile costituire una matrice che ha come righe la lista degli interventi rilevanti presi in considerazione e come colonne la lista di tutti i possibili fattori causali individuati.

L'esistenza di una relazione tra un intervento rilevante e un fattore causale è messa in evidenza dalla marcatura dell'intersezione tra la riga rappresentante il progetto e la colonna corrispondente al fattore causale.

L'intersezione tra una riga e una colonna può a sua volta essere marcata in diversi modi, a seconda che la significatività della relazione che rappresenta venga considerata sicura, probabile o poco probabile.

Un esempio di relazione certa e significativa è il caso di un aeroporto (progetto) che implica emissioni di macro e microinquinanti atmosferici (fattori causali corrispondenti). Analogamente, il fattor causale costituito dagli scarichi idrici conseguenti all'esercizio di un'aerostazione è presente, ma con una significatività probabilmente inferiore al caso precedente (data la presenza molto probabile di impianti di depurazione delle acque di scarico).

L'intersezione tra il progetto aeroporto, scomposto in più interventi rilevanti (aerostazione, infrastrutture stradali e ferrovie, ecc.), e l'emissione di inquinanti atmosferici sarà quindi contrassegnata da una relazione più forte di quella tra lo stesso aeroporto e il fattore causale scarichi idrici.

Analoghe considerazioni potrebbero essere portate per altre intersezioni.

Nella Tabella 8 è riportata una matrice del tipo descritto riportante l'indicazione degli interventi rilevanti (righe) e dei fattori causali (colonne) e completata con una definizione esemplificativa delle relazioni (con il relativo grado di intensità) tra righe e colonne).

Si introduce a questo punto una terza dimensione del problema, costituita dalle componenti ambientali.

Si può infatti individuare un'ulteriore possibilità di relazioni tra i fattori causali già definiti e le diverse componenti ambientali. Una lista di componenti ambientali che si ritiene opportuno prendere in considerazione è la seguente:

E' possibile costruire un'ulteriore matrice, che ha come colonne i fattori causali e come righe le componenti ambientali. Anche in questo caso le intersezioni tra righe e colonne possono essere contrassegnate con un simbolo che indichi la probabilità di una relazione significativa.

Il significato delle relazioni messe in luce in questa seconda matrice è la probabilità di un impatto significativo, da parte di ognuno dei fattori causali individuati, sulle diverse componenti ambientali.

La Tabella 9 contiene una definizione esemplificativa delle relazioni che possono essere individuate tra i fattori causali e le componenti ambientali (matrice B).

Individuare un progetto corrisponde a mettere in evidenza una riga della matrice A, le cui caselle rappresentano le probabilità di attivare in modo significativo i diversi fattori causali; i fattori causali costituiscono a loro volta le colonne della matrice B, le cui caselle rappresentano le probabilità di impatto significativo sulle componenti ambientali. Le probabilità di impatto di un particolare progetto sulle diverse componenti saranno date da una combinazione delle probabilità di attivare i fattori causali con le probabilità che questi generino un impatto significativo.

Tabella 8

Associazione tra lista dei progetti e lista dei fattori causali (matrice A)
Fattori causali
ProgettiEmissioni
macro-
inquinanti
Emissioni
micro-
inquinanti
Emissioni
radio-
attive
Rumo-
rosità
Usi
idirci
Scaricchi
idrici
Allaga-
mento
aree
Uso
di
suolo
Impermea
bilizzazione
suolo
Circolazione
automezzi
Aeroporto SS SPI SSS
Discarica
rifiuti solidi
SSPP S SSS
Inceneritore SSPPPS IIS
Insediamenti
industriali
SSIPSS SSS
Laghi
artificiali
S SS
Grandi vie di
comunicazione
SS S P SSS

In corrispondenza di ogni progetto, si può pertanto ricavare dalle matrici A e B una terza matrice, Cp, che ha le stesse dimensioni della matrice B (righe: componenti ambientali, colonne: fattori causali), ma le cui caselle contengono, colonne per colonna, una combinazione delle probabilità contenuta nella corrispondente casella della matrice B con la probabilità contenuta nella riga corrispondente al progetto in esame della matrice A.

La matrice Cp, relativa al progetto del tipo p, giunge così a produrre una conferma o una marginalizzazione della necessità di monitoraggio che emergeva dalla semplice relazione tra progetti e fattori causali.

Tabella 9
Associazione tra lista dei fattori causali e lista delle componenti ambientali (matrice B)
Fattori causali
ProgettiEmissioni
macro-
inquinanti
Emissioni
micro-
inquinanti
Emissioni
radio-
attive
Rumo-
rosità
Usi
idirci
Scaricchi
idrici
Allaga-
mento
aree
Uso
di
suolo
Impermea
bilizzazione
suolo
Circolazione
automezzi
Qualità del aria SS S
Microclima I S S
Acque
superficiali
II SSS S
Acqua
sotterranee
SSS S
Fauna SSSSPSSS S
Flora SS SPSS
Ecosistemi SSSPSSSSSS
Suolo PSSS
Litosfera S S
Rumore S S
Radiazioni S
Paesaggio I PPSSPS
Rischio P S
Mobilità S
Disponibilità
di risorse
SS PP
Ambiente
socio-economico

NOTA: Le relazioni tra i vari fattori causali e l'ambiente socio-economico, che qui segnaliamo per esigenze di completezza, vanno trattate in modo aggregato e qualitativo.

La regola proposta per la combinazione delle probabilità è mostrata nella Tabella 10. Si noti che vengono rafforzate le coppie di probabilità forti (individuando una corrispondente probabile forte richiesta di monitoraggio), viene azzerata qualunque casella in cui si abbia almeno un fattore nullo (assenza del problema o assenza di sensibilità al fattore causale di una data componente ambientale) e infine viene considerata come richiesta "debole" di monitoraggio una coppia di probabilità deboli.

Nella Tabella 11 è mostrato il procedimento con cui si ottiene dalle matrici A e B la matrice Cp relativa alla tipologia di progetto "aeroporto".

Tabella 10
Regole per la definizione delle associazioni tra le interazioni di matrici
InterazioneRisultato
sicura * sicura
probabile * sicura
probabile * probabile
probabile * poco probab.
sicura * poco probab.
poco probab. * poco probab.
sicura (S)
sicura (S)
probabile (P)
incerto (I)
probabile (P)
incerto (I)

Tabella 11
Intersezione tra matrice A "progetto aeroporto" e matrice B (matrice Cp)
Fattori causali
ProgettiEmissioni
macro-
inquinanti
Emissioni
micro-
inquinanti
Emissioni
radio-
attive
Rumo-
rosità
Usi
idirci
Scaricchi
idrici
Allaga-
mento
aree
Uso
di
suolo
Impermea
bilizzazione
suolo
Circolazione
automezzi
Qualità del aria SS S
Microclima P S
Acque
superficiali
PP SP S
Acqua
sotterranee
SP S
Fauna SS SPP S S
Flora SS SI S
Ecosistemi SS SSP SSS
Suolo I SS
Litosfera S
Rumore S S
Radiazioni
Paesaggio P PI SSS
Rischio I S
Mobilità S
Disponibilità
di risorse
SP
Ambiente
socio-economico

Un'ulteriore specificazione che si rende necessaria parlando di monitoraggio ambientale è costituita dalla caratterizzazione delle aree territoriali in esame. Si rende necessario infatti specificare il grado di sensibilità e/o vulnerabilità delle aree in esame rispetto alle componenti ambientali.

Si può dare ad esempio il caso che il progetto individuato presenti fattori causali in grado di influenzare notevolmente la fauna selvatica ma questa interazione di tipo forte può non essere confermata (in termini di necessità di monitoraggio) in aree territoriali in cui questa componente ambientale non è significativa (ad esempio le aree terziarie o industriali, ecc.).

Per tener conto di questo aspetto è necessario compiere due operazioni: la prima consiste nell'individuare fisicamente le aree potenzialmente interessate dagli impatti sulle diverse componenti ambientali; la seconda in una classificazone delle aree in diverse tipologie, con diverse priorità per quanto riguarda la necessità di monitoraggio delle componenti ambientali.

I fattori causali sono di solito localizzati: l'emissione di inquinanti o di rumore, gli usi idrici ecc. avvengono in punti, linee o aree definite. Se una riga della matrice Cp (cioè una componente ambientale) presenta una o più caselle con probabilità d'impatto significative, si rende necessario individuare le aree potenzialmente interessate dagli impatti su quella componente.

A tale scopo si possono usare semplici modelli (anche qualitativi) insieme a una cartografia tematica. Ad esempio l'area potenzialmente interessata dalla rumorosità prodotta da una strada (sorgente lineare) potrà essere individuata da una striscia di larghezza variabile intorno al percorso previsto; l'area interessata dagli effetti di un prelievo di risorse idriche sarà quella relativa alla falda sottostante; invece, per identificare l'area potenzialmente interessata dall'emissione di inquinanti atmosferici sarà necessaria una conoscenza dei fenomeni meteorologici.

L'area complessiva potenzialmente interessata da almeno qualcuno degli impatti del progetto è data dall'unione di tutte le aree così individuate. Sovrapponendo tale area alla carta di uso del suolo la si può suddividere in sottoregioni che appartengono a tipologie diverse.

Un elenco di possibili tipologie di aree in Lombadia è il seguente: centri storici, aree metropolitana, aree urbanizzate, aree prevalentemente agricole, aree industriali, aree terziarie, aree naturali, aree montane, aree lacustri e fluviali.

E' possibile definire una matrice D, le cui colonne sono le tipologie di area e le cui righe sono le componenti ambientali.

Nella Tabella 12, a titolo esemplificativo, è riportata la matrice così definita, completata con le vulnerabilità (sicure, probabili, poco probabili o nulle) individuate a titolo esemplificativo tra le diverse tipologie di area (colonne) e componenti ambientali (righe).

Tabella 12
Associazione tra lista delle componenti ambientali e lista delle aree territoriali (matrice D)
Aree territoriali
Componenti
ambientali
Centri
storici
Aree
metro-
politane
Aree
urba-
nizzate
Aree
prev.te
agricole
Aree
industriali
Aree
terziarie
Aree
naturali
Aree
montane
Aree
lacustri
fluviali
Qualità del aria SSPPSPS
Microclima S P S S
Acque
superficiali
SSSSISSS
Acqua
sotterranee
SSSSISSS
Fauna S SSS
Flora PS SSS
Ecosistemi S S
Suolo SSS SSS
Litosfera SS
Rumore SSP SIS
Radiazioni P S
Paesaggio S PS SSS
Rischio S S
Mobilità SP S
Disponibilità
di risorse
SP SP
Ambiente
socio-economico

Tabella 13
Intersezione tra matrice Cp e matrice D "aree urbanizzate" (matrice Ep,a)
Fattori causali
ProgettiEmissioni
macro-
inquinanti
Emissioni
micro-
inquinanti
Emissioni
radio-
attive
Rumo-
rosità
Usi
idirci
Scaricchi
idrici
Allaga-
mento
aree
Uso
di
suolo
Impermea
bilizzazione
suolo
Circolazione
automezzi
Qualità del aria SS S
Microclima
Acque
superficiali
SS SS S
Acqua
sotterranee
SS S
Fauna
Flora SS SI S
Ecosistemi
Suolo P SS
Litosfera
Rumore S S
Radiazioni
Paesaggio S PI SSS
Rischio P S
Mobilità S
Disponibilità
di risorse
SI
Ambiente
socio-economico

Ogni sottoregione individuata ricade in una delle tipologie predefinite ed è potenzialmente interessata dagli impatti su una o più componenti ambientali: in corrispondenza a ogni sottoregione si attivano pertanto sulla matrice D una colonna (tipologie di area) e un insieme di righe (componenti ambientali impattate nella sottoregione).

La probabilità di dover monitorare un fattore causale e la corrispondente componente ambientale impattata in una sottoregione dipende, oltre che dalla significatività dell'insieme delle relazioni progetto/fattore causale/componente ambientale contenute nella matrice Cp, dalla vulnerabilità della sottoregione rispetto alla componente ambientale considerata.

Le probabilità indicate nelle caselle della matrice Cp, vanno perciò combinate, riga per riga, con le corrispondenti vulnerabilità contenute nella matrice D. La regola proposta per quest'operazione è la stessa già usata per ottenere la matrice Cp e mostrata in Tabella 10.

Il risultato è una matrice Ep,a (che dipende sia dal progetto in esame che dalla sottoregione considerata), le cui colonne e righe sono rispettivamente i fattori causali e le componenti ambientali. Le caselle di questa matrice contengono un'indicazione in probabilità (sicura, probabile, poco probabile o nulla) sulla necessità di monitorare le possibili coppie fattore causale/componente ambientale.

In Tabella 13 è mostrato il procedimento con cui si ottiene la matrice Ep,a nel caso della tipologia di progetto "aeroporto" e delle tipologie di "aree urbanizzate".

Seguendo la metodologia fin qui descritta, anche i parametri ambientali da monitorare sono organizzati in liste e verranno associati alle matrici già descritte con una relazione che consente, una volta stabilita e confermata ai vari livelli una interazione tra il progetto e una determinata componente ambientale, di precisare con dettaglio operativo i parametri (che descrivono la specifica componente ambientale) che è necessario sottoporre a monitoraggio.

La seconda fase, una volta definiti i parametri da misurare e le informazioni da raccogliere, consiste nella individuazione dei dati la cui raccolta è garantita da reti o sistemi operanti sulle aree di interesse afferenti alla pubblica amministrazione, nonché dall'attività di soggetti non istituzionali (Enel, istituti di ricerca, ecc.); una verifica della possibilità di utilizzare queste informazioni, sia dal punto di vista tecnico che da quello organizzativo, consentirà la individuazione di altri dati per i quali é necessario organizzare la raccolta, realizzando quindi le relative strutture.

La terza fase è quella di attività vera e propria del sistema di monitoraggio, che dovrà fornire le informazioni necessarie:

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