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Schede tecniche Introduzione

Questa parte del manuale ha lo scopo di fornire strumenti a chi ha il compito di redigere uno studio di impatto. In realtà ogni categoria di interventi in progetto ha caratteristiche ed effetti potenziali specifici, che richiederebbero un manuale appositamente dedicato.

In questa sede ci si è posti l'obiettivo di evidenziare le categorie generali di strumenti interpretativi che stanno alla base della selezione delle esigenze specifiche del caso di studio.

Gli strumenti generali di questo tipo sono i seguenti:

La presente versione di tali strumenti è da considerarsi introduttiva ad approfondimenti successivi, che potranno essere sviluppati sia in funzione delle categorie di opere di maggior rilevanza che di specifici aspetti di sensibilità del territorio regionale.

Per quanto riguarda la caratterizzazione delle componenti ambientali, si potrebbe utilizzare il complesso delle conoscenze messe a disposizione dalle varie discipline coinvolte (fisica dell'atmosfera, geologia, ecologia, urbanistica, ecc.). Una trattazione analitica di questo tipo esce dagli scopi di questo lavoro: il corpo delle conoscenze tecniche e scientifiche da utilizzare al riguardo sarebbe immenso.

Ai fini di uno studio di impatto il problema vero è quello della corretta selezione delle informazioni più significative per un dato problema specifico di impatto ambientale.

Le schede-ambiente proposte hanno le seguenti finalità:

E' importante in ogni caso ribadire che in uno studio di impatto reale non necessariamente tutte le componenti ed i sistemi di componenti devono essere approfonditi nello stesso modo: il grado di approfondimento dipende dalla natura dell'opera in progetto e dalle specificità del sito.

Le schede, come è già stato sottolineato, non affrontano in modo completo i vari punti. Il presente lavoro costituisce un'introduzione all'ambiente affrontato da uno studio di impatto, sulla base di uno schema tecnico comune. Le schede attuali non hanno tutte il medesimo livello di approfondimento: gli stati dell'arte delle diverse discipline ed i relativi linguaggi sono differenti. E' opportuno prevedere un successivo processo di revisione delle schede in modo da raggiungere livelli di approfondimento e linguaggi tra loro il più possibile confrontabili.

Tali sviluppi delle schede attuali potranno tradursi in documenti tecnici in cui singoli aspetti ambientali vengano approfonditi in funzione delle possibili categorie di interventi in grado di comprometterli.

E' anche opportuno che tali elaborati siano affiancati da altri documenti tecnici che affrontino in modo specifico le singole categorie di interventi.

Le schede attuali hanno la funzione di costituire un primo pro-memoria in tal senso, peraltro già utilizzabile ai fini dei casi concreti di SIA.

La selezione delle componenti ambientali tradotte nelle successive schede-ambiente è avvenuta sulla base dell'esperienza del Nucleo VIA Pilota condotte in Regione Lombardia, mantenendo come riferimenti primari le suddivisioni dell'ambiente contenute nella Direttiva CEE sulla VIA, e nel decreto per la redazione degli studi di impatto in Italia (DPCM 27/12/1988).

In rapporto ai due atti citati, sono qui di seguito brevemente elencate le componenti considerate dalle schede.

Scheda A - Atmosfera

La componente si articola a sua volta in:

A1 - Aria
A2 - Clima

Come nell'Allegato 1 del DPCM del 27/12/1988 si individua una componente prioritaria "atmosfera" che viene suddivisa (come suggerito dalla direttiva CEE) in "aria" e "clima", tenuto conto dei diversi ruoli che essi giuocano ai fini di una VIA.

Scheda B - Acque

La componente si articola a sua volta in:

B1 - Acque superficiali
B2 - Acque sotterranee

Si è ritenuto opportuno suddividere la componente "acque", corrispondente all'"acqua" della direttiva CEE ed all'"ambiente idrico" del DPCM 27/12/1988, in "superficiali" e "sotterranee" per le implicazioni profondamente diverse che tali compartimenti hanno nei confronti di determinate categorie di interventi. Non si sono invece considerate le "acque marine" (esse pure necessitanti di una scheda specifica), dal momento che l'ambiente di riferimento è quello della Regione Lombardia.

Scheda C - Suolo e sottosuolo

La componente si articola a sua volta in:

C1 - Suolo
C2 - Sottosuolo

E' questa una scheda che si presta a notevoli controversie terminologiche per la profonda interconnessione che gli elementi della litosfera (oggetto della scheda principale) hanno nei confronti delle altre componenti ambientali (si pensi ad esempio anche ai rapporti strettissimi tra superficie terrestre e le acque superficiali e sotterranee).

Secondo un'interpretazione riduttiva, le due schede possono essere ritenute corrispondenti al "suolo" ed al "sottosuolo", così come definite nel DPCM del 27/12/1988.

Scheda D - Vegetazione, flora, fauna ed ecosistemi

La componente si articola a sua volta in:

D1 - Vegetazione e flora
D2 - Fauna
D3 - Ecosistemi

La direttiva CEE distingue la "flora", la "fauna" e prevede esplicitamente "l'interazione tra i precedenti fattori", condizione che si traduce nel concetto di "ecosistema". Il DPCM prevede un'unica componente per la "flora", la "vegetazione" (correttamente distinta dalla flora) e la "fauna", mentre prevede poi una componente separata per gli "ecosistemi".

Si è ritenuto qui utile prevedere un'unica scheda principale "biosfera", distinta a sua volta in "flora e vegetazione" (che sono da considerare nel medesimo contesto di analisi), "fauna" (componente che pone implicazioni profondamente diverse dalla precedente), ed "ecosistemi" (che ha profonde implicazioni di ordine concettuale).

Scheda E - Patrimonio culturale e paesaggio

La direttiva CEE prevede esplicitamente la considerazione del "patrimonio" culturale. Esso viene considerato nei suoi aspetti percepibili sensorialmente come complesso di elementi compositivi (beni culturali antropici o ambientali) e dalle relazioni che li legano.

Sia la direttiva CEE che il DPCM del 27/12/1988 prevedono esplicitamente la trattazione del "paesaggio", che viene mantenuto come scheda principale anche in questa sede.

Scheda F - Uomo e sue condizioni di vita

La componente si articola a sua volta in:

F1 - Assetto demografico
F2 - Assetto igienico-sanitario
F3 - Assetto territoriale
F4 - Assetto economico
F5 - Assetto sociale
F6 - Traffico

La direttiva Cee prevede la considerazione dell'"uomo"; il DPCM del 27/12/1988 prevede solamente la componente "salute".

Ai fini di una valutazione di impatto ambientale appare necessario analizzare in modo più articolato ciò che riguarda l'"uomo e le sue condizioni di vita".

Si sono pertanto distinti diversi aspetti: quello demografico (da non dimenticare almeno come quadro di riferimento); l'assetto igienico-sanitario (da considerare corrispondente alla componente "salute" del DPCM); gli assetti territoriale, economico, sociale, non esplicitamente considerati negli allegati del DPCM del 27/12/1988 (anche se implicitamente riconosciuti all'art.5) ove si parla di "modificazioni delle condizioni d'uso e della fruizione potenziale del territorio, in rapporto alla situazione preesistente".

Il traffico, infine, ancorché elemento di origine non naturale, è indubbiamente un aspetto importante da considerare in uno studio di impatto ambientale.

Scheda G - Fattori di interferenza

La componente si articola a sua volta in:

G1 - Rumore
G2 - Vibrazioni
G3 - Radiazioni ionizzanti
G4 - Radiazioni non ionizzanti

Tutte le componenti dell'ambiente possono essere considerate "fattori di interferenza" rispetto al contesto in cui si trovano; ad esempio, le emissioni in atmosfera di un camino o uno scarico idrico lo sono sicuramente. Vi sono peraltro altri elementi dell'ambiente la cui importanza ai fini di una valutazione di impatto risiede principalmente nel fatto di poter essere causa di interferenza e di perturbazione rispetto all'ambiente in cui si trovano.

Sono tali ad esempio una serie di fattori fisici: il rumore, le vibrazioni, le radiazioni (considerati esplicitamente dal DPCM del 27/12/1988).

Le sostanze chimiche e biochimiche in quanto tali possono costituire fattore di pericolo per altri elementi dell'ambiente; è da valutare a tale riguardo la possibilità di prevedere successivamente una scheda specifica per i rifiuti.

I rischi tecnologici non costituiscono fattore di interferenza in sé, ma sono l'espressione di interferenze eccezionali che possono essere considerate in sede di VIA.

I testi relativi alle schede ambiente sono organizzati nei seguenti blocchi:

a. Una introduzione ai singoli fattori e componenti ambientali, seguita da alcune note relative alla loro caratterizzazione.

b. L'indicazione dei punti di maggiore attenzione organizzata per tutti i fattori e componenti considerati: tale indicazione è tradotta in un questionario che ha lo scopo di verificare l'esistenza di possibili linee di impatto significative, ed in una lista delle categorie di intervento di maggior importanza per la componente.

c. L'indicazione delle principali attenzioni che il progetto deve rivolgere ai singoli fattori e componenti, espresse sotto forma di possibili mitigazioni e compensazioni.

d. Alcune considerazioni introduttive, componente per componente, relative alle esigenze di monitoraggio.

Per quanto riguarda le misure di mitigazione e compensazione, non entrando in questa sede nel merito tecnologico, si intende fornire uno strumento al progettista ed al redattore dello studio di impatto per individuare le attenzioni tecniche all'intervento derivanti da aspetti ambientali. In tal senso vengono esplicitati i seguenti aspetti:

Infine, nell'ambito degli studi di impatto ambientale, il monitoraggio (che interviene successivamente alla realizzazione dell'opera o anche nella fase di realizzazione), riveste particolare importanza al fine di verificare il reale andamento degli impatti generati dall'intervento in progetto, in particolare nei casi in cui lo studio di impatto o le preoccupazioni del pubblico coinvolto prefigurino condizioni di possibile criticità nello stato dell'ambiente.

Il monitoraggio può riguardare sia i termini delle sorgenti di interferenza (emissioni, scarichi ecc.), sia lo stato dei bersagli finali (salute umana, fauna ecc.), sia particolari eventi intermedi (deposizione di sostanze pericolose, indicatori di processi critici ecc.).

Il monitoraggio implica la scelta corretta di parametri adatti a rappresentare i processi da controllare, una adeguata strumentazione, corretti procedimenti di localizzazione delle stazioni di rilevamento e delle modalità del rilevamento stesso.

Laddove esistano si farà riferimento a modalità di rilevamento previste da specifiche leggi di settore. In assenza di queste, o a loro integrazione, si farà riferimento a standard di rilevamento proposti da organismi internazionali. Qualora ve ne sia la necessità, si utilizzeranno anche procedimenti e metodi che, pur non essendo previsti da specifiche norme, sono tuttavia consolidati in sede tecnica e scientifica.

In generale i risultati delle indagini e delle stime devono esplicitare, per ognuno dei parametri considerati, il metodo di rilevamento e di elaborazione, in modo da poter effettuare confronti significativi tra situazione esistente e situazione prevista.

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